Hani Al-Masdar, Mohammed Barakat, Suleiman Al-Obeid, Samia Yusuf Omar… Non cercate i loro nomi nel ricco programma della nona edizione del Festival dello Sport di Trento. Non c’erano, tra i tantissimi ospiti. Ma erano atleti anche loro, affermati nelle rispettive discipline. Le loro storie non sono risuonate dal palco del Teatro Sociale o della Filarmonica, ma le hanno declamate con accenti vibranti studenti e studentesse di Atu, l’Associazione Teatrale Universitaria, lungo il percorso cittadino che nella Giornata della Memoria e dell’Accoglienza di sabato 3 ottobre ha ricordato le persone migranti morte o disperse lungo le rotte del mare e di terra, a suggello della Settimana dell’Accoglienza promossa dal Cnca Trentino – Alto Adige. Quattro morti al giorno, dall’inizio dell’anno alla fine di settembre, in questo 2026 che, ci ricorda l’Oim, l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni, ha visto aumentare i rischi per i migranti e i costi per gli Stati, a motivo delle politiche miopi di blindatura delle frontiere che non fermano la migrazione, ma la sposta verso rotte più irregolari e pericolose.
Memoria e accoglienza. Ci può essere accoglienza, senza memoria? La vicenda di Ulisse/Odisseo, rilanciata di recente dal film di Nolan con successo mondiale, richiama paradigmi diversi di incontro con l’altro, a suggerire che diffidenza, chiusura, paura non ci rendono più sicuri, e che violenza chiama violenza, mentre la relazione che riconosce l’umanità dell’altro – coltivata nell’ascolto reciproco – genera pace e sicurezza. Il cammino umano, ripeteva papa Francesco, riflettendo sul significato del verbo accogliere (“raccogliere insieme presso di sé”, “portare vicino a sé”), è un percorso da compiere insieme per il bene comune. Gli sportivi ricordati, morti sotto le bombe a Gaza o annegati nel Mare Monstrum, in quel “Cimitero Mediterraneo” che dal 2104 ad oggi, ci ricorda l’Oim, ha inghiottito 27mila persone, coltivavano progetti di futuro. Ma il loro podio oggi è un blocco di calcestruzzo piegato dal calore, o uno scoglio sommerso.
Quanti invece trovano approdo, vorrebbero non essere ridotti a numeri o fascicoli, per dirla con papa Leone XIV, ma “persone con famiglie, case lasciate alle spalle e sogni che nessuno ha il diritto di disprezzare”. Il premio per la loro corsa? Qualcosa che a noi pare banale, ci ha ricordato Joseph Tassone al cimitero monumentale di Trento, davanti alla stele che ricorda le vittime del 3 ottobre 2013 e i migranti morti: “Cibo cucinato a casa, un telefonino che non si spegne ogni 5 minuti, magliette che odorano del detersivo scelto da chi le indossa, sigarette comprate e non elemosinate, bonifici regolari ai parenti lontani”.
Non dimentichiamolo. “Ci sono tanti modi di cancellare il volto dell’altra vita. Accade quando non gli lasciamo raccontare la storia, quando non ci interessa cosa hanno visto i suoi occhi, quando con il nostro giudizio occupiamo la strada che lo Spirito ha spalancato davanti ai suoi piedi”, ammonisce la teologa Lucia Vantini nell’editoriale di “Popoli e Missione” che apre all’Ottobre missionario. E ricordandoci che “la verità della missione sta nel volto altrui”.