Liberi in casa propria…

In questi undici anni il presidente Mattarella è venuto spesso nella nostra Regione. E non solo in ferie.

Fra l’altro, ha gioito con i focolarini e scherzato con gli alpini, ha pianto giovani vittime e esaltato anziani volontari, è stato in silenzio ed ha parlato. Sempre, però, ci ha sorpreso con la profondità dei suoi interventi (e dei suoi misurati gesti). Così è stato anche sabato scorso per il Patto che suggella le nostre autonomie, ma che è “strettamente legato” alla nascita anche della nostra Repubblica, non dimentichiamolo.

Anche se era sceso da poche settimane a Roma dopo la vacanza in Alto Adige, è voluto tornare a Merano (non solo a Trento) per ribadire l’esemplare pariteticità delle due Province, anzi la loro complementarietà dentro il quadro regionale, come sottolinea Franco de Battaglia nei suoi Sentieri (a pag. 3). Una “Regione ampia e plurale”, da valorizzare anche “oltre le frontiere” ha detto Mattarella, citando volutamente il tentativo incompiuto dell’Euregio. E l’effetto sorpresa di questa apertura dichiarata si è riverberato negli accenti sulla “sana convivenza” usati dal presidente Arno Kompatscher, come rileva il nostro osservatore altoatesino Paolo Valente (a pag. 31), mettendoli a confronto con un discorso del 1926 di ben altro tenore.

Mattarella ha stupito anche chi si aspettava un riferimento diretto al raduno neonazista di Pietramurata che aveva suscitato alla vigilia una efficace presa di distanza nell’opinione pubblica trentina: il presidente ha soltanto detto che le autonomie speciali, come la Repubblica, “hanno nutrito e contrassegnato lo sviluppo della democrazia italiana in contrapposizione rispetto al fascismo”. In altre parole: in direzione opposta, speriamo, irreversibile. Ma in questo nuovo capitolo del magistero autonomista del Capo dello Stato palermitano non c’è solo il plauso per l’autogoverno e la solidarietà (Mattarella apprezza i nostri volontari, così come i coristi di montagna che lo hanno commosso anche al Teatro Sociale), ma anche un deciso richiamo alla responsabilità: possiamo essere terra di fratellanza in quest’Europa divisa, esempio di convivenza pacifica in mezzo ad una “guerra mondiale a pezzi”.

Se possiamo fissare la frase più sorprendente di questa visita (da usare come un ‘meme’, ovvero le parole-chiave abbinate ad una foto) è questa: “Si può essere liberi e autonomi in casa propria e liberi e solidali nei confronti di tutti i cittadini della Repubblica”.

Due righe che dovrebbero essere incise nei nostri uffici pubblici e nelle scuole perché il Presidente della Repubblica – tranciando chiusure autarchiche ed egoiste – le ha pronunciate dopo aver citato l’altro ‘meme’ consegnatoci pochi giorni fa da papa Leone al Meeting di Rimini: “Le persone vengono prima di confini, definizioni, istituzioni”.

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