Sta concludendo la sua prima tournée trentina “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, il nuovo spettacolo allestito dal GAD Città di Trento. Il lavoro è tratto dal romanzo omonimo di Ken Kesey, pubblicato nel 1962 e tradotto in italiano nel 1976 da Rizzoli. L’autore scrisse il libro in seguito alla propria esperienza da volontario all’interno del Veterans Administration Hospital di Palo Alto, in California. Il testo per il suo forte impatto sociale fu più volte censurato negli Stati Uniti e la sua diffusione ripetutamente bloccata.
Lo spettacolo, proposto per il 40° anniversario della scomparsa di Franco Basaglia affronta temi universali come i diritti dell’individuo, l’intolleranza etnico-culturale verso i nativi americani e il disagio mentale nell’America degli anni ’70.
Il testo fa riferimenti costanti a diversi tipi di autorità che controllano gli individui attraverso metodi discreti e coercitivi. Il Capo Bromden, nell’allestimento del GAD interpretato da Simone Crespiatico, mette insieme queste autorità chiamandole “la Cricca”. L’autorità della Cricca viene spesso personificata dall’infermiera Ratched, Giuliana Germani, che controlla i pazienti del reparto psichiatrico attraverso una combinazione di ricompense e sottili punizioni. Nonostante non faccia normalmente ricorso alla rigida disciplina convenzionale, le sue azioni vengono descritte come più infide di quelle di un amministratore del carcere, perché la loro sottigliezza fa in modo che i suoi “prigionieri” non si rendano conto di essere controllati.
La scena, semplice ma di grande impatto, si presenta, simbolicamente, come un carcere dove chiusure, sbarre e strumenti di costrizione sono immagini di abusi e di mancanza di libertà.
Lo spettacolo, oscillando tra farsa e tragedia, è una lezione d’impegno civile e uno spietato atto d’accusa contro i metodi adottati all’interno dei manicomi, ma soprattutto una metafora sul rapporto tra individuo e potere costituito, sui meccanismi oppressivi della società e sul condizionamento dell’uomo da parte di altri uomini.
Un grido di denuncia che emoziona, scuote le coscienze e fa riflettere.
Ad interpretare Mc Murphy (il ruolo che nel celebre film di Milos Forman del 1975 era stato di Jack Nicholson) un intenso Mauro Gaddo attorno al quale l’affiatato gruppo del GAD si muove con sicurezza, mettendo in scena un lavoro diretto con solida impostazione da Alberto Uez. Al GAD Città di Trento va riconosciuto sicuramente il merito di essersi voluto cimentare, al ritorno sul palco dopo il periodo forzato di inattività, con un testo complesso e non facile da mettere in scena. La sfida sembra essere stata brillantemente superata.