Carmelo Ossanna, sempre in “prima fila”: gli ottant’anni del fotografo del Trento

Carmelo Ossanna, sempre il “prima fila”. Foto Alessio Coser

La maglietta gialloblù con il numero 80 gli è stata consegnata, ieri, prima della gara contro la Virtus Verona, un paio di settimane dopo aver tagliato il bel traguardo, lo scorso 23 febbraio. Il primo autografo, naturalmente, quella del presidente Giacca, direttamente sul campo, “ora me la firmeranno anche tutti i giocatori”.

La maglietta numero 80 consegnata a Ossanna dal presidente Giacca (credits: Bonalore Images)

Ottant’anni portati alla grande e sempre in “prima fila”: con la sua macchina fotografica Carmelo Ossanna ha documentato e continua a documentare gioie e dolori della storia del Trento calcio: clic dopo clic, gol dopo gol, ha accompagnato da bordo campo, la scorsa stagione, quella che definisce “la promozione più bella arrivata dopo tanti anni di sofferenze, di arrabbiature, di delusioni”, che lo avevano anche portato ad allontanarsi da quei colori che aveva iniziato a ritrarre nel 1967 sul Gazzettino. “Perché sono tornato a ‘casa’? Devo tutto a Mauro Giacca che, appena diventato presidente, nel 2014, venne a cercarmi chiedendomi di diventare il fotografo della squadra. La mia risposta? Fammi prima chiedere a mia moglie…”.

Sorride Carmelo che, dopo anni di assenza (e dopo il doveroso confronto famigliare…) tornava così a “scattare” sul prato verde del Briamasco, seguendo anche la squadra in trasferta. “Ricordo bene quel giorno nel suo ufficio, il presidente mi raccontò un aneddoto di anni prima, che io ormai non ricordavo più: lui raccattapalle che non stava un attimo fermo e, io, alla ricerca dell’inquadratura migliore distratto da quel ragazzino che mi ‘impallava’ la visuale che alla fine lo rimproverai chiedendogli di levarsi dalle… scatole! A decenni di distanza, ci facemmo una bella risata”.

Iniziava così una nuova avventura che prosegue ancora oggi. “Un bell’impegno, perché non sono più giovanissimo”, fa notare Ossanna che però, quando sale sul pullman assieme ai calciatori, percepisce le stesse emozioni di cinquant’anni fa. “È vero, sono un po’ meno tifoso, riesco a tenere le distanze. Ma è bellissimo sentirsi accettati e accolti all’interno di un gruppo, festeggiare insieme”.

Un selfie speciale per Carmelo durante la festa promozione in serie C dello scorso anno

La nuova stagione ha riportato anche il pubblico allo stadio, e il Briamasco è tornato a colorarsi. “Anche gli spettatori sono parte del gioco e lavorare in uno stadio vuoto è davvero triste. È bellissimo rivedere il pubblico sugli spalti, sentire le voci, i cori, le persone che ti chiamano dalle tribune per salutarti”. Lavoro sì, ma anche relazioni, quelle che Carmelo è riuscito ad intrecciare in tutti questi anni trascorsi sul campo. “È bellissimo quando ci si ritrova a distanza di anni, magari come avversari, e si riprende il discorso là dove si era interrotto, ricordando quella fotografia, quel campo, quella partita”, racconta. “Non è qualcosa di scontato, perché anche nel nostro lavoro, devi essere umile, devi saper restare al tuo posto dietro la macchina fotografica anche se, di fatto, ti trovi sempre in prima fila…”.

Insomma, lasciar parlare gli scatti: ed è proprio vero che “parlano” quelli conservati nell’album che Carmelo custodisce gelosamente e che, anno dopo anno si arricchisce di nuovi capitoli. Lo sfogliamo assieme, in una sorta di viaggio nel tempo che ci riporta negli anni Sessanta. Dietro a ogni scatto, un aneddoto, una storia ben scolpita nella memoria di chi l’ha vissuta. Una delle più divertenti gira attorno alla maglia di Zaccaria Cometti, numero uno del Trento, regalata a Carmelo da mister Franzoi al termine della penultima di campionato. “Ai tempi abitavamo vicini e ricordo benissimo che il giorno prima dell’ultima partita, ‘Ciccio’ si presentò sotto casa mia chiedendola indietro, perché da portiere era rimasta l’unica”. E quell’ambito trofeo, non tornò più indietro.

Chiamatele pure storie di un “altro” calcio, ma se il tempo passa e non si può arrestare, le emozioni si conservano e continuano a pulsare, perché la storia continua.

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