Yeman, Rino e Chiara: il passo giusto per ripartire

Foto Facebook Federazione Italiana di Atletica Leggera

Il mezzofondista d’oro, il bandista del volontariato, l’avvocata dei migranti. Può venirci da persone semplici e solari come Yeman, Rino e Chiara la spinta robusta per affrontare dopo quest’agosto inquieto e litigioso la ripresa di settembre con il passo giusto, quello della fiducia e della condivisione. La medaglia d’oro di Monaco nei 10 mila metri sul collo del ventiseienne trentino (!) Yeman Crippa, non premia solo un talento atletico nella scia dei grandi Cova, Mei e Antibo. Fa splendere una storia di adozione che ha liberato dall’abbandono cinque fratelli etiopi facendoli crescere a Montagne in una casa accogliente (con loro c’erano anche dei cugini e due disabili adulti) e portandoli ad una sicurezza lavorativa: una di loro anzi è tornata in Etiopia per rilanciare la cooperazione internazionale. Ben più che una promessa realizzata, Yeman è un giovane che non ha dimenticato le sue radici. Si prende a cuore tanti bambini meno fortunati di lui e si mette a disposizione per cause di solidarietà e di giustizia sociale: fra i complimenti per la vittoria domenica gli sono arrivati anche quelli dell’associazione “Libera” di don Ciotti con cui ha più volte collaborato.

Rino Mazzurana, il 71enne docente di musica travolto e ucciso da un furgone mentre si godeva la sua bicicletta, era figura molto amata a Brentonico come tanti altri “animatori” di comunità attivi nella periferia trentina. Aveva perso tragicamente sessant’anni fa il fratello gemello Ruggero, ma poi nel suo infaticabile volontariato, anima anche di molti pellegrinaggi mariani, ha saputo dare coraggio e gioia a tante persone. “Non dimenticheremo mai la sua tromba – ha scritto Vincenzo Passerini, esprimendo la riconoscenza degli amici – con cui accompagnava impeccabilmente, ma anche creativamente, cerimonie, incontri e spesso anche la Messa della domenica”.

La terza scelta di vita che illumina questo fine agosto, ripresa da Avvenire, è quella di Chiara Luchini, avvocata vicentina di 29 anni laureatasi a Trento. Costretta sulla carrozzina dalla SMA, l’atrofia muscolare spinale, è apprezzatissima operatrice legale al Centro Astalli di Trento come consulente preziosa per tanti giovani in cerca di protezione giuridica che hanno trovato in lei anche un’amica: “Siamo davvero brave, insieme. Grazie”, le ha confidato una ventenne tunisina perseguitata nel suo Paese e qui accompagnata nella sicurezza.

Su richiesta del rettore Deflorian Chiara ha raccontato il suo stile di vita ai tanti laureati trentini convenuti in giugno in piazza Duomo, sottolineando quanto la relazione con gli altri dia forza alla sua fragilità: “L’interdipendenza è diventata l’approccio che scelgo di adottare in ogni ambito della mia vita, nel quotidiano, semplicemente perché insieme è più bello. Ciascuno e ciascuna mette ciò che ha e ciò che può, e nell’insieme viene una meraviglia”. “L’interdipendenza viene prima della stessa autonomia – ha aggiunto l’avvocata dei migranti – anzi quest’ultima si fonda proprio sulla base di un rapporto di reciproco aiuto e rispetto con gli altri”. “Sperimentate su voi stessi il valore di non essere soli – l’invito conclusivo ai coetanei – scegliete e imparate a chiedere di non esserlo.

Trovarsi nella necessità di essere aiutati significa scoprire la ricchezza del dividere le fatiche e del moltiplicare gioie e soddisfazioni”. Tre storie che affermano quanto sia decisivo nella vita non ritenersi mai autosufficienti, ma sempre bisognosi degli altri, nei quali riconoscere i propri fratelli. Ne nasce una “passione per l’uomo” – come ha detto lunedì il cardinale Matteo Zuppi a Rimini commentando il titolo del Meeting – che ci spinge anche a vivere per costruire “un’amicizia sociale” – come la chiama papa Francesco – ma anche una carità sociale.

Senza deragliare da una linea ecclesiale che anche in questa campagna elettorale non parteggia per alcuna forza politica ma si schiera con i valori umani ed evangelici in gioco, il presidente della CEI ha insistito invece nell’evidenziare “le paure del nostro tempo che nascono dall’isolamento; l’individualismo sfocia nel nazionalismo che è una sorta di “Grande io”, composto di tanti piccoli io isolati”. E ha invitato dal pulpito del Meeting a far vincere il “noi” dell’essere comunità contro l’ ”io” dell’individualismo esasperato “che rende l’altro un avversario, un concorrente”. Questo atteggiamento di fondo del cittadino e del cristiano, ispirato dalla “Fratelli Tutti” che ci invita a considerare la fraternità e la sonorità come nostro habitat naturale, rappresenta uno dei temi cardine del magistero del nostro arcivescovo Lauro; nella sua lettera “La strada” (consegnata a San Vigilio ma utile da rileggere a fine estate), riprende l’invito di Edgar Morin a concepire la vita non solo come ‘prosa’, ovvero per le cose da ‘fare’, ma anche come ‘poesia’, quindi “nella comunione con gli altri, con il mondo, con le cose”. “Poetico – esemplifica – è frequentare i gesti “inutili” dell’amore: sorridere, far festa, accogliere, giocare, sognare”.

Yeman, Rino e Chiara ci insegnano com’è possibile ripartire ogni mattina da questi gesti in cui è stato maestro il falegname di Nazareth.

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