Con il cuore di san Camillo

Mani piedi e ginocchia. Tre metafore immediate per spiegare il senso profondo della reliquia con il cuore di San Camillo de Lellis e per avvicinarci al suo stile, ancora oggi un punto di riferimento per la vita di molti e un modello da seguire per la Chiesa.

“Perché il cuore di San Camillo – ha spiegato padre Gianfranco Lunardon, consultore generale dei camilliani nell’omelia della messa prefestiva di sabato scorso, celebrata nella chiesa del Sacro Cuore a Trento – come ogni cuore umano si è commosso, muovendosi in particolare verso le persone più ammalate e sofferenti. Si prendeva cura personalmente di quelle persone che la società rinascimentale del suo tempo, impegnata tra la grande rinascita culturale e le scoperte geografiche, rifiutava categoricamente”.

Il fondatore dei camilliani vedeva Cristo nelle persone più emarginate e sofferenti e cerca di trattarle come Lui. Così ogni essere umano è rivestito di un valore spirituale immenso. Proprio il cuore di San Camillo ci fa da antidoto per non diventare come il ricco del Vangelo di domenica scorsa che diventa insensibile ai bisogni di chi è intorno a lui e lo interpella. Il ricco per il Vangelo, precisa Padre Lunardon, non sempre corrisponde a chi possiede tanti beni materiali, ma è piuttosto ogni persona troppo presa da se stessa per servire il suo prossimo.

La reliquia del Cuore di San Camillo è rimasta a Trento dal 24 al 26 settembre, sostando, oltre che nella chiesa del Sacro Cuore, presso la comunità terapeutica “Maso San Pietro” di Pergine Valsugana. E’ stata portata in processione dalla chiesa di Santa Maria Maggiore fino al Duomo di Trento durante il “Giubileo degli ammalati, dei sofferenti e delle persone che si dedicano al loro servizio” domenica scorsa, dietro la grande Croce di Lampedusa.

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