È il più anziano dei preti della diocesi, ma nonostante abbia compiuto 98 anni il 14 febbraio scorso, don Guido Avi guida ancora l’automobile. Il “monsignore”, visto che dal 2007 è canonico onorario della Cattedrale di Trento, vanta una invidiabile lucidità di mente e di cuore. Soltanto l’udito fa qualche capriccio tanto che, per lunghe conversazioni al telefono, è costretto a indossare “i recìni”, come chiama gli auricolari.
Don Guido Avi è figlio di Angelo, un minatore nato a Tressilla di Piné nel 1878, emigrato a venticinque negli Stati Uniti, nel 1903; e di Domenica Mattivi, pure lei di Tressilla. La coppia, che si sposò nel 1910, ha avuto ben 15 figli (11 maschi e 4 femmine). Oltre a don Guido, oggi sono ancora viventi due fratelli (Ilario, 1929; e Camillo, 1935).
La coppia si sposò al santuario della Comparsa, poi scese al Vòlt di Pergine per mangiare un piatto di trippe. “Adesso partiamo per la Merica”, disse Angelo. E Domenica: “Ma senza dirlo ai miei”? Si mise a piangere. Intenerito, l’uomo condusse la sposina a Tressilla perché potesse salutare i genitori. Ma appena dissero “Nèn en Merica”, la suocera guardò dal balcone verso Pergine. “Spetà doman che ancoi l’è nugol”.
Un giorno per le nuvole, l’altro per la pioggia, un giorno “no” perché c’era il sole e faceva caldo, passò qualche mese. Quando la coppia decise finalmente la data del viaggio, Domenica s’accorse di essere incinta. Un figlio, due figli, fino a quindici. Con tale nidiata anche al povero Angelo, che era stato in “Merica” sette anni, passò la voglia di partire. Continuò a fare il contadino fino a tarda età. Morì a 80 anni, nel 1958. Domenica, nata nel 1889, visse fino a 90 anni. Con genitori così, anche i figli (tranne tre che morirono in tenera età) non potevano che superare tutti gli ottanta o i novant’anni.
La famiglia Avi crebbe a Vigalzano di Pergine e don Guido ha sempre avuto una speciale “venerazione” per la campanella della chiesa del Bus che ogni giorno suonava alle 11. “Subito dopo quei rintocchi, mamma Minica ci chiamava tutti per il pranzo”.
Don Avi, ordinato prete nel 1942, è stato parroco a Rovereto, Trento (Cristo Re), Albiano, Baselga di Bondone. In cinque anni, a Cristo Re, ha costruito la chiesa con il ricavato delle lotterie dove c’erano in palio decine di torte cucinate dalle parrocchiane. Parafrasando Archimede, diceva: “Datemi una torta e vi costruirò una chiesa”. Da qui l’appellativo di “don Torta”. Adesso ha scritto un libro di memorie: “Un gerlo di Provvidenza”. Il ricavato della vendita (già raccolti 25mila euro) sarà devoluto, tramite la Caritas, alle popolazioni terremotate del centro Italia. “In tal modo, dice, quelle pagine diventeranno un gerlo di Provvidenza… donata”. Già domenica prossima, a Rovereto, ha in programma un incontro con i suoi “ragazzi” di settant’anni fa. Poi, da qui a Natale ha un’agenda fitta di incontri come un manager in piena attività. Del resto, dice don Avi, “per morire c’è sempre tempo e io in questo momento non avrei tempo. Infatti dico: Sioredio son tut vos, ma pu tardi che pos”.