Valfloriana, il disastro del 1966 e i “Matoci”

A metà del 1200 si trova nei documenti un ad rivum de Valfloriana, ma nel 1522 si trova un in dicta Valle Floriana. Ne deriva che il nome è composto da valle e dal nome del patrono S. Floriano, che deriva dal latino flos, floris, “fiore” o dal prediale del nome gentilizio latino Florius e pertanto diviene “terra di florius”.

Lo stemma tradizionale è stato adottato l’8 aprile 1988 e ricorda il protettore della località e la flora locale. Su sfondo rosso con campo e boschi verdi troneggia al centro S. Floriano in argento, oro e nero vestito da soldato romano con lancia e banderuola bianca crociata in rosso nell’atto di spegnere l’incendio di una casa. Il Santo è il protettore dagli incendi. Gli ornamenti sono quelli di Comune con fronde legate in argento.

Valfloriana, pur essendo geograficamente in Valle di Cembra, da secoli è parte storica di Fiemme, giurisdizione di Castello.

I tredici villaggi del comune sono l’evoluzione degli originari masi alpestri.

Capoluogo è Casatta e il suo territorio occupa l’intera Valle che si estende dal rio Cadino ai crinali dei Monti Croce e Fregasoga.

L’alluvione del 1966 disastrò la zona e la frazione di Ischiazza da allora è abbandonata.

A Valfloriana il carnevale è festeggiato con i Matoci (arlecchini, sonadori) che animano la mascherata. I personaggi portano una maschera di legno detta faciera.

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