Mondiali in Brasile, un calcio alle ingiustizie

La Conferenza episcopale brasiliana (CNBB) preoccupata “che il mondiale finisca per aggravare le diseguaglianze urbane e la devastazione ambientale”

Mancano 21 giorni esatti al momento dell’inizio dei campionati mondiali di calcio – il mese fatidico dall’inizio di giugno ai primi giorni di luglio – sognato da milioni di brasiliani e tifosi di tutto il mondo. Per i carioca, dopo tante speranze alimentate ad arte dai mass media compiacenti, forse anche il momento della disillusione e del disinganno. Una montagna di soldi, pubblici per lo più, destinati alla costruzione di grandi stadi con il serio e fondato rischio che una volta terminata la grande competizione sportiva non vengano più utilizzati. Quelle che vengono chiamate cattedrali nel deserto, costruite con enorme dispendio di risorse della collettività.

Non c’è dubbio: se c’è un contesto sociale particolarmente sensibile agli avvenimenti sportivi del gioco del pallone, questo è il popolo sudamericano e quello brasiliano in particolare. Ma al contempo non c’è chi non veda delle grosse incongruenze e contraddizioni che hanno contraddistinto questi mesi preparatori. A cominciare dagli sfratti eseguiti nelle favelas in prossimità delle opere pubbliche in costruzione. Anche tra i tifosi più accaniti e “ciechi” si fa strada la sensazione che una volta terminata la kermesse sportiva molte opere siano state costruire più per turisti e i tifosi stranieri (la Fifa prevede di staccare non meno di 4 milioni di biglietti) che per le esigenze dei cittadini brasiliani.

A Fortaleza in vista della Copa do Mundo la locale amministrazione ha pensato di costruire un acquario fortemente contestato dalla gente. Così a Salvador, Recife, San Paolo, spesso opere pubbliche che soddisfano l’occhio del visitatore più che le esigenze reali della popolazione del posto.

A Manaus, dove la squadra degli azzurri del c.t. Prandelli comincerà la sua avventura brasileira – città di porto, di mare e di fiume, porta dell’Amazzonia – è stato costruito uno stadio supertecnologico sproporzionato rispetto al contesto, che poi chiaramente verrà abbandonato e lasciato a se stesso.

Le spese per lo svolgimento dei mondiali inizialmente erano state stimate in 2,4 miliardi di reais. A tutt’oggi hanno oltrepassato gli 8 miliardi e non è ancora finita. Si stima che la Coppa del Mondo costerà 30 miliardi di reais, ovvero circa 10 miliardi di euro. Sono morti già una mezza dozzina di operai e si spera che la fretta della fase finale per cui si lavora a ritmo serrato con orari di lavoro prolungati a dismisura non produca ulteriori perdite umane. Si aggiunga l’occupazione manu militari di diverse favelas da “bonificare” da parte dell’esercito e delle squadre speciali e arriviamo al fatto che anche la Conferenza episcopale brasiliana in un suo recente documento palesa apertamente la preoccupazione “che il mondiale finisca per aggravare le diseguaglianze urbane e la devastazione ambientale”. Continua infatti ad essere il discrimine economico quello che seguita a dividere diametralmente il Brasile anche a distanza di diversi anni ormai dall’esperienza dei governi democratici e popolari, prima con Lula, l’ex metalmeccanico, e adesso con Dilma Roussef, figlia di immigrati bulgari, incarcerata e ripetutamente torturata dai militari e oggi Presidente della Confederazione in una società che persiste tenacemente nel suo essere machista.

Una seria redistribuzione del reddito è stata avviata, ma è lungi dall’aver prodotto quei cambiamenti che ci si aspettava. Le elezioni presidenziali sono previste per il prossimo autunno, ma ormai più che dal rinnovo degli apparati centrali le aspettative sono rivolte a livello periferico, nei singoli stati e nelle realtà periferiche come ci ha testimoniato recentemente anche la nostra suor Miriam Zendron da lunghi anni impegnata nelle zone più dimenticate in un’interessante esperienza di cooperazione e di maturazione complessiva in consapevolezza dei contadini poveri.

Come osserva Joao Pedro Stedile, leader del movimento dei Sem Terra, il popolo brasiliano vuole assistere ai mondiali, almeno da casa attraverso la televisione, visto che il costo dei biglietti è proibitivo. Si augura però che non si dimentichi dei problemi reali che affronta ogni giorno: la kermesse calcistica passa in fretta, le difficoltà quotidiane restano.

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