Fratel Ezio Tonini, il silenzioso custode

Era un punto di riferimento per tutti quelli che si recavano in Eritrea per ragioni di studio e ricerca

Fratel Ezio Tonini, curatore della biblioteca dei Pavoniani di Asmara, era il quasi leggendario punto di riferimento per tutti quelli che si recavano in Eritrea per ragioni di studio e ricerca.

Nato a Terlago (Trento) nel 1939, è morto ad Asmara il 15 gennaio 2016. A soli 17 anni entrò a far parte della Congregazione dei Figli di Maria Immacolata, detti comunemente Pavoniani, dal nome del loro fondatore, Ludovico Pavoni, o “Artigianelli”, attirato dalla specificità di un ordine che si dedica all'educazione e alla formazione professionale di giovani in difficoltà, occupandosi fin dai primi anni di grafica e di librerie.

Venne inviato al Centro Pavoniano di Asmara, all'epoca appena formatosi, nel 1970, in un momento in cui l'Eritrea assisteva a una decisa, drammatica, svolta storica, e da allora rimase sempre al fianco dei suoi ragazzi, promuovendo attività culturali e professionali, affrontando difficoltà amministrative, assimilando e valorizzando la cultura e la storia del popolo eritreo.

Nei difficili anni del Derg, quando tanti italiani abbandonavano il paese e quando l'Università di Asmara venne chiusa, salvò intere biblioteche che sarebbero state condannate alla distruzione, organizzando un centro di lettura e consultazione che raccoglieva migliaia e migliaia di testi, spesso rari o introvabili in Italia. La biblioteca dei Pavoniani è diventata la più prestigiosa dell'Eritrea e irrinunciabile luogo di consultazione per chiunque voglia approfondire ricerche sul Corno d'Africa.

Lo incontrai per la prima volta nel 2007, indirizzata a lui dall'Ambasciatore Pignatelli, al quale mi ero rivolta per avere informazioni su uno studio che stavo svolgendo all'epoca. L'ambasciatore mi rispose trasmettendomi alcune prime informazioni scritte da fratel Ezio, e alla prima visita successiva che feci ad Asmara mi recai presso la biblioteca del centro Pavoniano: un enorme capannone, lunghissime ed alte librerie, grandi tavoli ai quali sedevano decine di ragazzi ed adulti silenziosissimi, immersi nello studio.

Tra loro si aggirava Ezio Tonini, fornendo a bassissima voce consigli, procurando libri che con sorprendente sicurezza andava a "pescare" nella semioscurità delle scaffalature. Una volta gli chiesi se potevo consultare un catalogo; sorrise: "Il catalogo è qui" rispose, battendosi la mano sulla fronte. La sua prodigiosa memoria, unita ovviamente a una profonda conoscenza dei più svariati argomenti, gli permetteva di fornire ai ricercatori nomi di autori, suggerimenti su titoli, approfondimenti sulla ricerca.

Imponeva una disciplina rigorosa ai frequentatori della "sua" biblioteca; una volta che distrattamente avevo appoggiato due libri aperti uno sull'altro, mi richiamò subito all'ordine: "I testi sono preziosi, se li si appoggia a quel modo si rischia di squadernare quello inferiore" (notazione che da allora ricordo ogni tanto ai miei studenti, abituati a malmenare vocabolari e manuali con la massima indifferenza per la loro conservazione, per fare loro notare come ci siano luoghi in cui il valore del libro è ancora rispettato).

Col suo sorriso un po' di traverso, un po' ironico, accoglieva studentelli delle medie e docenti universitari (non c'è, credo, in Italia professore di africanistica che non lo abbia conosciuto e considerato un importante contatto culturale), ma imponeva a tutti un silenzio rigoroso; per fare quattro chiacchiere si andava invece nell'ufficio adiacente, con una vetrata che gli permetteva comunque di tenere sotto controllo l'ambiente di lettura.

L'ho incontrato l'ultima volta nel novembre scorso; lo si considerava ormai inossidabile e irremovibile, dopo 45 anni di Asmara. Come ha detto un suo confratello eritreo durante la commemorazione funebre, il 17 gennaio, "era diventato ormai parte della nostra vita, al punto che pensavamo di averlo sempre tra noi".

Rimane, grazie a lui, un imponente lascito culturale che c'è da augurarsi possa continuare ad essere, sotto altra guida, il fervido centro di studio e sapere che è diventato.

Valeria Isacchini

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