Iraq, Nesi:”La caduta di Mosul non porta alla fine della guerra”

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Prosegue l’avanzata curdo-irachena su Mosul, la città nel nord dell’Iraq  controllata da giugno 2014  da parte del  sedicente Stato islamico.

Trincee riempite di petrolio, sostanze chimiche velenose, bambini e donne usati come “scudi umani” sui tetti della case contro i raid aerei. Sarebbero queste le difese approntate dai seguaci del “califfo nero” al Baghdadi per la battaglia finale per Mosul, che vede ormai i peshmerga curdi a 9 km dalla città.   

Intanto ieri durante l’Angelus Papa Francesco ha lanciato un accorato appello a favore della popolazione civile e per frenare l’avanzata: “Sono rimasto addolorato della uccisione a sangue freddo di numerosi figli di quella amata terra, tra cui anche tanti bambini, questa crudeltà ci fa piangere, lasciandoci senza parola”.

La caduta di Mosul  quali conseguenze porterebbe  in Medio Oriente, a cominciare dalla Siria?

Affidiamo l’analisi geopolitica al professor Giuseppe Nesi, preside della facoltà di Giurisprudenza  esperto di diritto internazionale, contrasto al terrorismo, diritti umani, Corte penale internazionale, politiche europee di sicurezza e cooperazione.  (Ascolta audio qui sotto

 

 

 

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