Solo un’Unione europea più forte e unita può salvare l’Europa

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“Un’Europa che sta affrontando da anni alcune crisi, ma anche un’Europa che, come ha dichiarato il presidente della Commissione europea Junker nel recente discorso sullo stato dell’Unione, è in crescita economica e in grado di riprendersi per costruire un’UE più integrata.” Eleonora Poli, ricercatrice dell’Istituto Affari Internazionali di Roma, ha aperto così l’evento tenutosi a Trento il 26 settembre dal titolo “Dialogo sull’Europa”, organizzato da Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa (OBCT) e dall’associazione giovanile Social Catena, in occasione dell’assegnazione del premio “Miglior tesi sul Parlamento europeo” previsto dal progetto di OBCT “Il Parlamento dei diritti”.“Sono state e sono ancora tre le ‘grandi’ crisi che l’Europa sta affrontando: quella economica, quella relativa alle migrazioni e quella sulla sicurezza” ha dichiarato Eleonora Poli, riassumendo in alcuni punti le ragioni di queste crisi: una interna ai singoli paesi, a causa di una non equa distribuzione della ricchezza e l’adozione di sistemi di lavoro flessibile che ha incrementato l’insicurezza dei cittadini; una europea, legata alla scarsa solidarietà degli stati membri; infine una legata alla globalizzazione, che porta i cittadini a perdere i riferimenti di sicurezza del passato e a richiedere maggiori risposte in ambito locale.“Da qui l’avanzamento di partiti nazionalisti, che in chiave anti-Ue raccolgono le paure dei cittadini usando una retorica fortemente razzista; lo abbiamo visto in paesi come la Gran Bretagna, l’Olanda, la Germania e alcuni paesi del centro ed est europeo. Spinte nazionaliste che vanno combattute dando risposte ai cittadini e cercando di avvicinarli all’UE, rafforzando la conoscenza che hanno di essa” ha aggiunto la ricercatrice dello IAI.Tre grandi crisi che vanno affrontate cercando soluzioni condivise tra stati membri e all’interno delle istituzioni europee. Soluzioni che sul piano concreto necessitano di una ristrutturazione istituzionale dell’Unione europea e, sul piano ideale, l’impegno a proseguire il processo di integrazione. “L’unica soluzione”, ha concluso Poli, “è costruire un’Unione europea più forte e unita, pena il rischio di vederla disintegrarsi sotto la spinta degli interessi particolari di singoli stati membri”.Per riuscirsi, importante rafforzare i legami tra cittadini e UE, come ha sottolineato Michele Sordo dell’associazione culturale lagarina “Social Catena”, presentando il “Progetto Europa” che realizzeranno nei prossimi mesi. “C’è un grande bisogno di conoscenza del funzionamento delle istituzioni europee e delle opportunità che essa può dare ai singoli cittadini. Ecco perché informazione, confronto e dialogo su temi europei stanno alla base del nostro progetto, dedicato ai giovani ma con il quale intendiamo coinvolgere il pubblico allargato”.Dunque serate pubbliche, in cui si parlerà di mercato unico e unione monetaria, politica e populismi, successi e scenari futuri dell’Unione; visite di gruppi di giovani ad alcune istituzioni europee per comprenderne maggiormente il funzionamento ed infine la creazione di una rivista redatta dai giovani coinvolti e sui temi affrontati durante il percorso. Intento anche del progetto europeo “Il Parlamento dei diritti” di OBC Transeuropa, che ha portato il dibattito in 12 città italiane per discutere con studenti universitari, organizzazioni della società civile e cittadinanza allargata del ruolo del Parlamento europeo nella tutela dei diritti fondamentali.“Lungo questo percorso abbiamo verificato con mano la poca conoscenza nei cittadini e degli associazioni degli strumenti che l’Unione europea offre a difesa dei questi diritti” ha sottolineato Luisa Chiodi, annunciando poi l’assegnazione del premio per la “Miglior tesi sul Parlamento europeo” a Giuseppe Zafonte di Varese, laureatosi all’Università Statale di Milano in Scienze Internazionali e Istituzioni europee.La tesi, dal titolo “Tra codecisione e informalizzazione: il ruolo del Parlamento europeo nel processo di decision-making” ha affrontato un tema di grande rilevanza benché ancora poco noto all’opinione pubblica, come ha spiegato Luisa Chiodi: “Negli ultimi 20 anni, infatti, con il Trattato di Amsterdam nel 1999 e poi con il Trattato di Lisbona nel 2007, il Parlamento ha notevolmente accresciuto il suo ruolo nel processo decisionale europeo. Per cui oggi è dotato di poteri legislativi e di controllo esecutivo paragonabili a quello dei parlamenti nazionali. “Un Parlamento, dunque, passato da istituzione marginale ad attore centrale nel sistema di governance europeo, consentendo una maggiore legittimità democratica dell’UE”, ha concluso la direttrice di OBCT.L’incontro si è concluso con uno stringente scambio di domande e risposte tra pubblico e relatori, a dimostrazione dell’interesse che il tema solleva nell’opinione pubblica e la necessità di “più Europa”.
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