In rete… si vince!

Nel quadro dello sviluppo del settore “Sport e Disabilità”, tra i principali punti del programma quadriennale del nuovo direttivo presieduto da Gaia Tozzo, il Comitato di Trento del Centro Sportivo Italiano ha organizzato un primo importante momento di incontro, informazione e formazione

“Mi avevano detto che non si fa rete e non ci si parla. E che a volte le barriere non sono solo architettoniche, ma anche istituzionali. Invece abbiamo ricevuto 40 iscrizioni e un grande sostegno da parte della Provincia. Io stessa, in pochi mesi, sono riuscita a creare una decina di eventi. Se è vero che 150 società e più di 9 mila tesserati non possono conoscersi tutti, possono però provare a costruire qualcosa insieme, senza pretendere di farlo in un attimo. Questo di oggi è il battesimo”.

Lo ha detto la giovane presidente provinciale del Centro Sportivo Italiano, Gaia Tozzo, in apertura del workshop “Sport e disabilità… in rete! L'evento che fa crescere gli eventi” organizzato dal Comitato di Trento, nel quadro dello sviluppo del settore “Sport e Disabilità”, tra i principali punti del programma quadriennale del nuovo direttivo.

Nel corso del convegno – rivolto a educatori, fisioterapisti, istruttori, dirigenti, allenatori e insegnanti – sono stati esaminati i punti salienti del progetto. “Soprattutto per le persone disabili, il concetto di sport e attività motoria è molto importante. Le disabilità sono di tre tipi: mentali per il 70 per cento, fisiche per il 20 e sensoriali per il 10. La rete è il modo per collegare un territorio molto variegato come quello trentino, morfologicamente sfortunato”, ha sottolineato Massimo Bernardoni, responsabile del settore paralimpico della Federazione Italiana Sport del Ghiaccio. “Bisogna lavorare per comunicare a tutte le persone. Fare rete, ossia fare squadra, senza gelosie o protagonismi. Aiutarle ad approcciarsi a nuove discipline, facendogliele provare gratuitamente. Non dimentichiamo che un euro speso nello sport ci fa risparmiare tre euro nella sanità. Utilissima, al riguardo, è la nuova legge provinciale, che stabilisce fondi e risorse che prima non c'erano. Le difficoltà, ovviamente, non mancano: se quello degli impianti è un problema risolvibile, quello della professionalità è un tema assai più delicato. Inoltre ci sono sport per i quali i Comitati di Trento e Bolzano dovrebbero unirsi, visto che nello sledge hockey, ad esempio, cinque ragazzi trentini giocano nel Gruppo Sportivo Disabili Alto Adige”.

A far muovere i disabili tra le società e tra gli sport potrebbe contribuire il… calendario. “Vorremmo riuscire innanzitutto a realizzare una rete con la quale creare un circuito territoriale calendarizzato, una sorta di campionato polisportivo tra comuni e tra associazioni”, ha spiegato Debora Lazzeri, presidente della cooperativa “Arca di Noè” di Trento ed ex giocatrice professionista di tennistavolo, disciplina nella quale Bernardoni è stato commissario tecnico dell'allora Federazione Italiana Sport Disabili. “Per fare ciò, è necessario redigere un vademecum per le famiglie, informandole su chi fa cosa e dove. Giocare di squadra significa anche questo”.

Alle famiglie, e non solo, sta pensando già da un po' il Gruppo Sportivo Periscopio. “Siamo sul territorio dal 2004, ma è da cinque/sei anni che abbiamo avviato il progetto 'Esci di Casa' e 'Sport e disabilità'. Siamo entrati nelle famiglie, nelle scuole – con successo specialmente nelle Elementari – e nel mondo delle disabilità”, ha ricordato Flavio Girardi, presidente dell'associazione di Pergine Valsugana. “La nostra sede è, non a caso, presso l'Ospedale Riabilitativo Villa Rosa e siamo attivi soprattutto nell'handbike, nel wheelchair curling, nel tiro con l'arco e nella vela”.

Di riabilitazione, per certi versi, avrebbe bisogno anche la scuola. “Noi scuola, in Trentino, conosciamo poco il territorio. La rete, quindi, è fondamentale pure per noi insegnanti di Educazione fisica e sostegno”, ha evidenziato Alessandra Campedelli, che allena la Nazionale azzurra femminile della Federazione Sport Sordi Italia, in gara alle Olimpiadi di Ankara del luglio 2017. “Ci vogliono passione, coraggio e competenza però. Se la competenza si può costruire, la passione e il coraggio no”.

Ma non si deve vivere di rendita. “Dopo i Giochi paralimpici di Londra 2012, c'è stato un forte impatto emotivo, sociale e politico”, ha chiosato don Daniele Laghi, consulente spirituale del CONI di Trento. “Per non restare impigliati nella rete, bisogna continuare così. Comunicazione e risorse non devono più mancare”.

Parole avvalorate dalla testimonianza della 29enne solandra Melania Corradini, atleta di punta della Nazionale di sci alpino paralimpico e ospite del workshop insieme all'attuale presidente dell'Associazione Italiana Calciatori, Damiano Tommasi: “L'esperienza mi dice che siamo tutti diversi e uguali al tempo stesso”.

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