L'equitazione non è uno sport elitario. Possono praticarlo anche i bambini, ai quali il Comitato Provinciale della FISE è particolarmente attento
Non chiamatelo sport d'élite. Anche perché, se così fosse, l'equitazione probabilmente non sarebbe disciplina olimpica – l'unica che coinvolge un animale – dai Giochi estivi di Parigi 1900.
“Sfatiamo una buona volta la credenza che sia uno sport per pochi privilegiati. Lo possono praticare pure i bambini e a livello amatoriale, senza la pretesa di avere un cavallo proprio, costa meno che andare a sciare o giocare a tennis”, sottolinea Karin Schindele, dal 2012 presidente del Comitato Provinciale Trentino della Federazione Italiana Sport Equestri. “Basti dire che una lezione si aggira sui 18/22 euro all'ora, anche meno per le attività ludiche con i pony. Il praticante paga il maneggio, il cavallo che gli viene messo a disposizione e l'istruttore qualificato”.
La FISE conta oggi oltre 100.000 tesserati. “In Trentino sono 750, 13 invece i circoli ippici affiliati (vedi riquadro, ndr), tutti dediti anche all'attività giovanile. I cavalli censiti dall'Azienda Sanitaria sono più di 5.000”, spiega Schindele, che vanta un'esperienza ultratrentennale in veste di amazzone, presidente di circolo e istruttrice ed è, dal 2012, ufficiale di gara internazionale. “Le specialità praticate sul nostro territorio sono salto ostacoli – simboleggiato per anni dalla '10 Giorni Equestre di Predazzo' – dressage, completo, endurance, campagna, reining, ludico e riabilitazione equestre”.
Eterogenei sono anche i risultati ottenuti nel corso del tempo, come il Campionato Italiano 2007 di salto ostacoli, la medaglia d'oro alle Ponyadi 2010 e gli ori nella Coppa delle Regioni 2015 di endurance 90 km e nella categoria rookie youth ai Tricolori di reining della scorsa estate.
“Non abbiamo una specialità regina e nemmeno cavalieri di grido, ma, visti i nostri numeri esigui, già essere sempre presenti e riuscire a competere ogni anno con regioni potenti e numerose come Lombardia, Toscana e Veneto è un grande risultato”, chiarisce Schindele. “Anche perché non tutti i circoli sono dotati di maneggi coperti e in inverno, con le rigide temperature alle quali siamo abituati, quello dell'allenamento è un grosso problema. Non dimentichiamo che il cavallo è a tutti gli effetti un atleta”.
Un altro problema è spesso rappresentato dall'approccio sbagliato all'equitazione. “È uno sport che, di solito, non viene valutato correttamente. Si ha paura dell'animale, mentre il cavallo non è pericoloso. Va solo rispettato e avvicinato nei modi giusti, con l'aiuto di personale qualificato. Montare in sella, soprattutto per bambini che oggigiorno non hanno più alcun rapporto diretto con gli animali, è più educativo che correre dietro a un pallone, senza nulla togliere al calcio”, afferma Schindele. “Per questo, con il progetto 'Conoscere attraverso le emozioni', stiamo cercando di coinvolgere sia le scuole dell'infanzia che quelle primarie. Lo scorso anno, con più di 700 patenti scolastiche emesse, siamo stati il secondo Comitato in Italia, dietro al Veneto. L'obiettivo è di avvicinare i più piccoli, la base del nostro lavoro e il futuro della disciplina, al mondo dei pony e dell'equitazione”.
Un mondo che, non solo in Trentino, è più femminile che maschile. “Con il cavallo, la donna ha un rapporto più dolce, pacato e tranquillo di un uomo, che, per sua natura, è più aggressivo”, fa notare Schindele. “Non per niente, l'equitazione è praticata all'80 per cento da amazzoni, più portate a pulire, accudire e soprattutto interagire con l'animale. Anche se poi, ad alto livello, come in molti altri sport, sono meno numerose dei cavalieri”.