Un Futurismo “rivalutato”

Manifesto 100: la Casa d’arte futurista “F.Depero” di Rovereto propone i maestri Balla, Depero e Maganzini dal 1915

“Tornando alle fonti e ai documenti ho cercato di fare mio il suggerimento, ricevuto in un recente incontro a Messina, del critico d’arte Enrico Crispolti, quello di superare la tradizionale suddivisione tra primo e secondo Futurismo per considerarlo come un unico movimento che si è evoluto nel tempo”. Così, ai microfoni di radio Trentino inBlu, Nicoletta Boschiero, responsabile della Casa d’Arte futurista “F. Depero” e curatrice, assieme a Federico Zanoner, della nuova mostra “Manifesto 100 – Ricostruzione futurista dell’Universo (1915-2015)”.

Oltre trenta opere di Giacomo Balla (1871-1958), Fortunato Depero (1892-1960) e Umberto Maganzini (1894-1964), in arte Trilluci, originario di Riva del Garda, raccontano del “secondo Futurismo”, che parte dal 1915, anno in cui Balla e Depero firmano il Manifesto “Ricostruzione futurista dell’Universo”. Vi sono anche foto storiche, quattro grandi arazzi di Balla, e un album fotografico che racconta la vita del Depero nella capitale, nel difficile biennio del 1915-1916. Il più noto movimento avanguardista italiano del XX secolo entra così in una seconda fase, dopo la tragicità e la distruzione degli eventi bellici, dove si inizia a parlare di “ricostruzione”, intesa sia come costruire nuovamente, sia come mettere ordine, migliorare. Un altro aspetto caratteristico del periodo è il coinvolgimento dell’arte in ogni settore, anche in quelli che non erano mai stati presi in considerazione dagli esperti e dai giornalisti: l’arredo, la moda, il cinema, il teatro, la pubblicità. Giacomo Balla ad esempio progetta e realizza l’intero arredamento della sua Casa d’arte, mentre Depero con il laboratorio di arazzi e cuscini dà vita ad uno spazio per la creazione di oggetti d’arte, mobili, giocattoli e bozze di annunci pubblicitari. Tra l’altro in mostra si può ammirare un armadio creato nel 1914 da Balla per la camera dei bambini.

Per quanto riguarda il linguaggio, si favoriscono le strutture essenziali, le linee dinamiche, gli elementi plastici, i colori, le luci, il movimento e l’interattività. La produzione deperiana di oggetti vari e arredamento ottiene una visibilità pubblica già nel 1916, in occasione della prima personale romana di Depero, tra le mostre più originali dell’avanguardia italiana. Alcune fotografie storiche dell’archivio del Mart, che riportano rare testimonianze dell’esposizione futurista romana, documentano la presenza di linguaggi astratti pittorici, plastici, e verbo visuali con parole riproducenti suoni.

Quattro studentesse della Scuola d’arte Depero – Chiara Marchel, Giulia Tomasoni, Eleonora Vergari, Sara Zandonai – hanno offerto la loro collaborazione, ricostruendo un’opera plastica di Balla andata perduta. Si tratta de “Il ritratto della marchesa Casati”, un’eccentrica modella dai cappelli rossi, assai famosa all’epoca. Dell’opera originale esistono solo alcune fotografie. La ricostruzione degli allievi del Depero, coordinati dagli insegnanti Tiziana Pretto e Luisa Vanzetta, permette al pubblico anche di farsi un’idea delle regole ispiratrici di questa fase del Futurismo; l’opera è infatti dotata di un meccanismo retrostante che fa muovere gli occhi alla marchesa.

Inaugurata il 14 novembre presso la Casa d’arte futurista “F. Depero”, in via Portici a Rovereto, la mostra rimarrà aperta fino al 3 aprile 2016 con orario dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 18.

vitaTrentina

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami
vitaTrentina

I nostri eventi

vitaTrentina