Le lenti dell’uguaglianza

Il Festival dell'economia di Trento indica le sfide per gli anni a venire

E' possibile, e come, ridurre le disuguaglianze nel campo della salute, che toccano i cittadini delle diverse regioni d'Italia, ma scavano solchi anche tra Paesi del Nord e dei tanti Sud del mondo? Le risposte giunte dal Festival dell’economia di Trento, che si è chiuso domenica 4 giugno, sono variegate, ma tutto sommato rassicuranti. “La disuguaglianza si può correggere”, ha detto Olivier Blanchard, economista del Mit e del Fondo monetario internazionale, provando a fare sintesi nel suo intervento a chiusura del Festival. Oggi vi sono sufficienti strumenti per correggere la disuguaglianza, ovvero per introdurre strumenti redistributivi della ricchezza, ad esempio per ridurre il divario fra l'1 per cento della popolazione che ha livelli di reddito elevatissimi e tutti gli altri (mediante la leva fiscale) o anche per tutelare i lavoratori che perdono il lavoro e aiutarli a ricollocarsi (con programmi di formazione adeguati). Qui la politica potrebbe tornare a dire molto. Qualcuno ha parlato di “lenti dell'uguaglianza”: vedere e misurare se stiamo andando nella direzione giusta per ridurre le disuguaglianze.

Questa dodicesima edizione è stata ricca di eventi – ben 102 con 189 relatori -, spesso sovrapposti, ma comunque partecipati, rimarca il direttore scientifico del Festival, Tito Boeri, evidenziando anche la qualità delle domande proposte dal pubblico. “Un tratto comune emerso nei vari interventi è l'importanza della prevenzione e dell'informazione – osserva Boeri -. Moltissime persone non sanno quali sono i comportamenti che riducono il rischio di contrarre alcune patologie e neppure conoscono le cure a cui potrebbero accedere”.

Tra le sfide per la sanità degli anni a venire, una delle più impegnative è quella della non autosufficienza. L'attuale sistema di protezione sociale dà molto alle persone anziane, ma lascia il peso della non autosufficienza sulle famiglie: occorre attrezzarsi fin d'ora per quando, tra non molti anni, il numero degli ultraottantenni sarà triplicato e la richiesta di sostegno aumenterà fortemente. Epidemiologi ed esperti di salute pubblica hanno evidenziato quanto la disparità nella salute sia legata alle disuguaglianze sociali. Fin dalla nascita, oggi peraltro troppo medicalizzata. L'ambiente di vita, l'istruzione, il lavoro pesano sulla nostra aspettativa di vita. Chi ha fatto studi universitari ha un'attesa di vita superiore di quattro anni e mezzo rispetto a chi si è fermato alla licenza elementare. Comportamenti sani – come seguire una dieta mediterranea, praticare moderato movimento, consumare poco alcol – aiutano a ridurre le differenze basate sull'istruzione. Obesità infantile, invecchiamento della popolazione, mancanza di movimento e abbassamento dell’età alla quale si manifestano certe patologie croniche fanno presagire un quadro poco incoraggiante per il futuro: investire oggi nella prevenzione aiuterà un domani a ridurre il numero delle persone da curare e da assistere, oltre che a contenere la spesa pubblica. Prevenzione che passa anche attraverso gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione. Per raggiungere tutti i cittadini l'assessorato provinciale alla salute ha predisposto un'app che, anche attraverso il gioco, assegnando un punteggio e dei premi, stimola comportamenti virtuosi, “individuali ma anche sociali”, ha spiegato l'assessore Luca Zeni ai microfoni di radio Trentino inBlu. Soddisfatto per la partecipazione il presidente della giunta provinciale di Trento, Ugo Rossi, ma anche per il contributo dato dal Festival al dibattito pubblico, “che è uno dei pilastri della democrazia”.

Ad amplificare il dibattito facendolo uscire dai teatri e dalle sale del Festival ha pensato anche la nostra emittente radio Trentino inBlu, con quindici ore di diretta da piazza S. Maria Maggiore, dove, grazie all'impegno organizzativo della Fondazione Franco Demarchi, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Trento, numerose realtà del pubblico e del privato sociale trentino hanno coinvolto i cittadini e i passanti nell'ambito del progetto di riqualificazione sociale e culturale delle piazza che trova linfa anche nell'azione dell'associazione Rinascita Torre Vanga. Sono state 22 le organizzazioni coinvolte. In piazza si è giocato, dialogato, imparato a fare e a gustare il pane, camminato e scoperto gli scorci medievali della città, ascoltato testimonianze e svolto attività motoria. Ascoltando musica e assistendo a spettacoli teatrali si sono costruite relazioni che fanno bene alla città. E l'impegno, assicura il presidente della Fondazione Demarchi, Piergiorgio Reggio, continuerà ben oltre le giornate del Festival.

(a cura di)

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