Gli animali che han fatto la guerra

È un libro che affronta un periodo drammatico come la Grande Guerra, ma che può appassionare anche i lettori più giovani per il suo taglio narrativo, quello che l’editrice Effe e Erre ha pubblicato in pieno anniversario del primo conflitto mondiale: “La Grande Guerra degli animali”. Attraverso le ricerche storiche di Arianna Tamburini, che ha approfondito anche alcuni testi propagandistici già dedicati a questo tema, e attraverso i racconti fantasiosi di Mauro Neri, il lettore è portato a riflettere sull’impiego strategico che si fece degli animali al fronte: da quello più noto dei muli per i servizi di trasporto e carico o dei piccioni viaggiatori per le comunicazioni a quello meno noto di altri uccelli per segnalare la presenza di gas tossici oppure di altri animali come animali di compagni.

Nel caso degli animali da soma o da tiro, la loro forza aveva importanza cruciale sul teatro di guerra e quindi la cura delle loro condizioni di salute, affidate a veterinari aggregati all’esercito, era molto attenta.

I dieci racconti, introdotti da altrettante schede, consentono di cogliere il legame anche affettivo che si determinava fra soldati e animali e si presenta come prospettiva per analizzare le situazioni ordinarie della guerra. Anche se risolte in modo fantastico, esse talvolta fanno riferimento a animali realmente esistiti: ecco il

l cane Stivo del tenente Felix Hecht, il cucciolo di volpe del tenente von Schneider, le cartoline inviate in Boemia dal fronte giudicariese per sincerare l’amico profugo delle condizioni del proprio cane Basco. Per non dire deglii asini Salandra a Dannunzio o della mucca che gli Standschützen della valle dell’Isarco restituirono alla legittima proprietaria a Toblino, a guerra terminata, nella loro ritirata verso Trento.

“Quante storie silenziose – scrivono gli autori nell’introduzione – hanno scritto i muli in fila indiana su per il viottolo che portava al fronte avanzato; i cavalli che percorrevano stanchi la mulattiera diretta all’avamposto, trascinandosi appresso carretti sgangherati col minestrone ancora fumante, almeno per un po’; i cani che se ne stavano accucciati in fondo alla trincea, in attesa d’un tozzo di pane o di una carezza da parte degli umani impegnati a mitragliare o a vigilare dall’altra parte; i piccioni che a migliaia solcavano i cieli come moderni “mercuri” dalle ali robuste, sfidando pallottole e granate e gas mortali per consegnare, legati alle zampette, messaggi di vitale importanza; i gatti accucciati in fondo alla branda che attendevano il ritorno del loro umano così generoso di cibo e di coccole; le mucche, le pecore e le capre. Quanti drammi nascosti, ma anche quante vicende di delicato affetto e di tenera e vicendevole riconoscenza hanno ricamato gli animali in guerra. Di tutto ciò abbiamo voluto parlare in questo libro, che mescola con il giusto grado di verosimiglianza ricerca storica e fantasia, verità e creatività, dato storico e immaginazione, per creare quell’arcobaleno di emozioni che solo la letteratura riesce a dare”.

Il libro è dedicato a Diesel, il cane delle forze speciali francesi morto il 18 novembre 2015 nell’operazione che ha portato a sgominare la banda di terroristi islamici artefice della strage di Parigi. «Oggi come ieri – commentano gli autori – il nostro migliore amico è sempre al nostro fianco, sempre disposto a donare la sua vita per noi che nel nostro egoismo non siamo talvolta nemmeno in grado di osservargli la minima riconoscenza».

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