“E ci siamo buttati…”

Dopo 18 mesi di incubazione nella “greenhouse” di Progetto Manifattura, l'azienda “Volver-up” ha aperto al Trivio]

[“Avere meno cose in casa, che spesso sono superflue ma quelle poche che siano uniche, solide e durevoli nel tempo”

Si sono buttati affrontando la paura perché sentivano che potevano farcela. Ed ora le premesse per un'ottima riuscita ci sono tutte. È bello vedere il sorriso sulle labbra di Melina Benetton e Nicolas Dorosz. In un lungo periodo di crisi in cui molti gettano la spugna e dove il pessimismo impera sui mezzi di comunicazione, la coppia argentina può essere un esempio per tanti.

La loro azienda artigiana, “Volver-up”, è una di quelle start-up cresciute in incubatrice per diciotto mesi nella “greenhouse” di Progetto Manifattura Srl, e che poi ha spiccato il volo. La “Piccola Manifattura-green atelier” si trova dal primo settembre in via Rialto 55, in Campiello del Trivio, a Rovereto.

L'azienda familiare produce borse, portafogli, portachiavi e portacellulari recuperando gli avanzi di pelle, tessuto non tessuto, carta da parati ed altri materiali. Melina, architetto, d'origine veneta, mostra alcuni modelli di borse, molto robusti, confezionati con strisce di carta da parati intrecciata. “Quando in estate abbiamo saputo che c'era un locale libero nel palazzo di proprietà dell'ITEA e che il giorno dopo si sarebbe chiusa l'asta per poterlo prendere in affitto abbiamo capito che era il momento giusto e ci siamo buttati”, racconta Melina.

In Italia da un decennio, la coppia di Buenos Aires in passato era vissuta per quattro anni nel centro storico di Rovereto e ne aveva nostalgia. Crede nel posto anche dal punto di vista economico. “È un quartiere, tutti si salutano, le persone vengono qui e nel giro di una settimana capiamo se il prodotto piace o non piace”. Mentre tagliano e cuciono fanno due chiacchiere davanti ad una tazza di tisana con chi entra nell'atelier, magari solo per salutare. Nicolas è anche un pittore. Hanno due bambini, Pedro di due anni e Catalina di due mesi.

Nel green-atelier lavora pure Susy Bonollo, titolare di “Baciditrama”, che produce abiti biologici con tessuti naturali di pura lana, canapa e lino, di esclusiva provenienza europea. Hanno fatto amicizia con i colleghi delle vicine botteghe. “Storicamente via della Terra e via Rialto erano l'asse delle botteghe, ora collegano il Mart con il castello e qui da noi vengono anche i turisti a comperare”, aggiunge Melina che spera che gli spazi chiusi in via della Terra possano aprire al più presto con altre botteghe.

“Non miriamo a creare una multinazionale, ma puntiamo ad offrire un prodotto artigiano di qualità”, spiegano i titolari. Per la coppia argentina è necessario cambiare mentalità, tornando un po' al passato, nel rapporto con gli oggetti. “Magari avere meno cose in casa, che spesso sono superflue ma quelle poche che siano uniche, solide e durevoli nel tempo”, aggiunge l'architetto. Ora riescono a coprire le spese ed avere un piccolo ricavo per mantenere la famiglia, ma per il 2015 hanno in cantiere tanti progetti. Non poteva mancare internet. Tra gli obiettivi anche quello di vendere i prodotti online su ordinazione; il cliente – tramite un sito web interattivo – portà scegliere in quale percentuale di prodotto riciclato sarà confezionato l'oggetto che desidera.

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