“Così, parola per parola, abbiamo pensato la Carta del coraggio”

Uno di loro l'ha consegnata l'ultimo giorno nelle mani del premier Renzi, ma l'hanno scritta – non solo idealmente – tutti 30 mila. La Carta del coraggio è infatti una sintesi, forse mai così alta e partecipata, dei contributi che tutti i clan d'Italia da mesi hanno elaborato e condiviso nei blog di preparazione alla Route nazionale. Ma non solo. La prima bozza che rilanciava dalle esperienze nuovi “spazi di impegno” è stata anche discussa in tutte le 456 route mobili, che hanno poi affidato gli spunti emersi ad un proprio alfiere, eletto democraticamente, perché li presentasse nel confronto finale.

“A San Rossore – racconta Daniele Leto, del clan Trento 8, uno dei tre ragazzi della regione scelto dai coetanei come alfiere – avevamo la responsabilità di rappresentare non certo noi stessi, ma le idee emerse dentro le nostre route. Sono molto soddisfatto per come sono state riprese in questo lavoro intenso (oltre 20 ore in tre giorni, n.d.r.), condotto in 15 gruppi di 30 persone, nei quali i capi animatori ci hanno lasciato molta libertà”. Condivide la soddisfazione l'altra trentina, Marta Grassi, clan di Gardolo: “E' stato molto significativo per noi fare esperienza di democrazia diretta, direi di democrazia pura. Alle votazioni delle mozioni finali ho avvertito come avesse un peso importante la paletta alzata da ciascuno di noi, soprattutto sui temi più dibattuti. Si è cercato di arrivare ad un consenso ampio e la Carta ha preso vita grazie al pensiero di tutti. Anche prima, nel confronto durante la route in Lagorai, noi con un clan abruzzese ed uno pugliese, abbiamo sentito la ricchezza di guardare ai temi da realtà territoriali ben diverse”. “Chi leggerà la Carta – ribadisce il terzo alfiere, Thomas Bernagozzi, del Bolzano 4 – deve sapere che ogni parola, ogni virgola, è stata pensata e condivisa. La Carta dice soprattutto quello che ci impegniamo a fare e può essere un invito per tutti i ragazzi italiani a 'prenderci il presente', non solo il futuro”.

Il testo finale parte dai luoghi e le persone incontrate, gli spazi di partecipazioneo e il significato di coraggio, fino agli impegni degli scout “protagonisti del cambiamento” precise richieste all'associazione, alla Chiesa e alle istituzioni: “pagine da leggere piano, perchè ogni frase ti entra nel cuore, ti prende” suggerisce Marta, che apprezza la destinazione “ai piccoli, ai giovani e agli adulti”. Qualche limite? “Non su tutti i temi siamo riusciti ad andare a fondo nel confronto finale – riconosce Daniele – proprio per la massima attenzione dedicata a raccogliere nella forma migliore le idee. Nelle 60 mozioni finali, sintesi delle 300 iniziali, abbiamo votato perfino i singoli termini più adatti a esprimere un'idea”.

I ragazzi “non hanno giocato però a fare la politica” ha detto la presidente Agesci Marilina LaForgia e concorda Chiara Bonvicini, incaricata regionale per rover e scolte assieme ad Enrico Chemello, che ha seguito uno dei gruppi degli alfieri: “Si è fatta educazione alla cittadinanza e alla partecipazione. La tensione costante era di fare emergere le idee più condivise, riconoscendo nello stesso tempo un valore prezioso anche alle istanze minoritarie”. Cosa può rappresentare per voi questa Carta? “Abbiamo creato un momento importante di ascolto dei giovani, un'ottima fotografia di quello che, al meglio, la branca rover scolte può dare. L'Agesci, tenendo conto anche di quanto non è emerso, ora può prendere in mano questi meravigliosi spazi di osservazione per orientare il proprio fare educazione in modo ancora più consapevole. E' un'opportunità utile anche alla Chiesa e alle istituzioni”.

vitaTrentina

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami
vitaTrentina

I nostri eventi

vitaTrentina