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Lavoratori in difficoltà per l’innalzamento del costo della vita, persone che hanno perso l’impiego per via della crisi economica, donne e uomini soli a causa di una separazione. Sono questi i nuovi poveri, che in Trentino oggi rappresentano il 30% della popolazione. Vent’anni fa, nel 1995, erano il 5%. Lo dicono i dati di uno studio sulla vulnerabilità sociale promosso dalla Fondazione Franco de Marchi e presentato alla quarta commissione del Consiglio provinciale.
“Queste persone, che appartengono ad un ceto medio impoverito– ha spiegato il dottor Gino Mazzoli, curatore del rapporto – sono perlopiù persone che sono indotte da una cultura diffusa a vivere al di sopra delle proprie possibilità, ad indebitarsi e di conseguenza ad impoverirsi. Sono persone che si vergognano a chiedere aiuto perché non sono più all’altezza dello standard che la società richiede loro”.
Secondo il rapporto, aumentano le famiglie mononucleari ed è cresciuto anche il numero di utenti dei servizi psichiatrici: da poco più di 6mila nel 2003, nel 2013 sono saliti a 8mila.
A pesare nella società di oggi è anche la carenza di reti familiari.