La mobilitazione delle comunità ecclesiali per una solidarietà diffusa nei confronti dei migranti: il gesto dei biglietti per i trasporti urbani
Il Vangelo della fraternità o, come scrive il Concilio, la “fraternità universale” (GS 3) sembra ben radicato nella comunità trentina forte di una lunga tradizione di solidarietà. Così, a fronte dei cospicui tagli all'accoglienza e all'integrazione dei richiedenti asilo da parte dell' amministrazione provinciale, sono fiorite negli ultimi mesi le iniziative per andare incontro alle più svariate necessità (come il finanziamento per riattivare i corsi di lingua italiana che nello scorso autunno ha trovato tante adesioni). Con lo stimolo dell’Arcidiocesi che, insieme al Centro Astalli, ha lanciato il progetto “Una comunità intera” (vedi VT n°10), le parrocchie sembrano essere oggi in prima fila e i più attivi, manco a dirlo, i giovani.
Prendiamo il tema del trasporto pubblico ora negato ai migranti: per dovere di cronaca erano stati tanti gli anziani che avevano cercato il modo di “girare” il dono inatteso dell'abbonamento a quanti ne avevano realmente bisogno (chi non ricorda la segnalazione pubblica del prof. Silvano Bert e altri?).
E’ piaciuto poi il suggerimento del Centro Astalli, il Servizio dei Gesuiti per i migranti e rifugiati, che ha diffuso degli efficaci manifesti con lo slogan: “E' solo un biglietto, ma porta lontano”. In sintonia piena con la diocesi, attraverso Caritas e Pastorale della migrazioni, sono giunte varie donazioni, ad esempio da Trento città (la parrocchia del Santissimo) e si sono attivate le parrocchie della collina (Martignano, Montevaccino …).
A Villazzano nel complesso di Casa Sacro Cuore dei padri Dehoniani, cui è affidata quella di Santo Stefano, sono ospitati 6 richiedenti asilo (5 dall'Africa e 1 dal Pakistan). Il tema dell'accoglienza è “ricordato” anche dalla riproduzione del Buon Samaritano di Rembrandt sulla facciata della chiesa, una forma di ospitalità “domestica” spiega il cappellano, padre Antonio Viola che collabora anche all'animazione dei gruppi giovanili.
“Stiamo raccogliendo biglietti per chi non se li può permettere” spiega Giulia di 5° superiore, che ricorda anche le lezioni di italiano tenute dalle amiche, e mostra orgogliosa quanto raccolto all'uscita dalla messa del sabato sera (oltre un centinaio). Al suo fianco Riccardo, Simone e altri vendono uova di cioccolato il cui ricavato andrà sempre ai richiedenti asilo. “E' un'iniziativa che si lega ad altre, non una tantum: esiste anche un gruppo di 3° media/1° superiore che sta facendo un percorso di alcune giornate con i richiedenti asilo. Si cerca di far capire che la presenza di questi ragazzi non è un problema” commenta padre Viola.
“Un'esperienza indispensabile per crescere – aggiunge al volo Cristina, catechista e mamma di uno dei ragazzi impegnati. “Ogni esperienza volta a conoscere l'altro, indipendentemente dal colore della pelle, è fondamentale. I ragazzi sono bombardati da un certo tipo di messaggi e come mamma a volte sono preoccupata di come bilanciarli. L'esperienza diretta porta a conoscere volti, persone, storie, non il barcone anonimo …”.
E' proprio la “conoscenza” della realtà che spicca nelle comunità trentine, anche quando le esigenze sono diverse come a Rovereto e Vallagarina dove, con il contributo delle parrocchie, è operativo il servizio del Centro Ascolto e Solidarietà (Cedas) o a Mattarello dove una decina di realtà, ecclesiali e non, tengono alto il discorso su una sensibilità diffusa. Fino alle esperienze dell'ospitalità in strutture parrocchiali (come a Vezzano o a Mezzocorona, ad esempio), oltremodo significative.