Migrazioni, Del Grande, “Si continua a morire di viaggio”

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Continua a destare preoccupazione e far discutere la vicenda di Gabriele Del Grande, detenuto da 12 giorni a Mugla, in un carcere turco. Ieri il documentarista lucchese ha incontrato una delegazione del consolato italiano ma continua lo sciopero della fame ed è in isolamento. A spingere per la sua liberazione anche il presidente dell’europarlamento, Antonio Tajani che a Londra ha sottolineato “Non è un fatto solo italiano”, ricordando che Ankara ha “200 giornalisti in carcere, turchi ma anche stranieri” e citando assieme a Del Grande “il caso del giornalista di Die Welt”.

“La Turchia – ha aggiunto – deve rispettare la libertà di stampa se vuol far parte dell’Unione europea”.

Al momento la situazione di Del Grande resta incerta, senza alcuna “accusa formalizzata nei suoi confronti”. Intanto il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, ha ribadito che si sta lavorando per un rilascio in tempi rapidi.

Prosegue anche la mobilitazione in tutta Italia. Iniziative di solidarietà si stanno svolgendo in tutta Italia, mentre sul web la catena di amici e sostenitori di Del Grande continua a promuovere la campagna per il suo rilascio con l’hastagh #iostocongabriele.

Del Grande animatore del blog Fortress Europe, tra i registi del docu-film “Io sto con la sposa” presentato alla Mostra di Venezia nel 2014, era partito per la Turchia il 7 aprile per iniziare a raccogliere materiale per il suo libro “Un partigiano mi disse”.

Un libro sulla guerra in Siria e la nascita dell’ISIS che voleva raccontare attraverso le voci di gente comune e dei profughi.

In un’intervista rilasciata ai nostri microfoni sulle possibili soluzioni al fenomeno migratorio Del Grande sosteneva “Bisogna dare un’alternativa legale e rompere il monopolio della mobilità che oggi hanno le mafie del contrabbando”. (Ascolta audio qui sotto) 

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