Il 30 aprile di don Guido

Don Guido Cadonna, primo parroco di Santo Spirito a Merano

“Verso le 12.30 del 30 aprile, trovandomi in parrocchia, venni a sapere della sparatoria e dei morti e feriti. Presa la stola e l’olio santo mi avviai”.

A raccontare è don Guido Cadonna, primo parroco di Santo Spirito a Merano. I fatti risalgono a 80 anni fa. 30 aprile 1945.

In città quel giorno si erano formati alcuni cortei inneggianti alla pace e alla fine della guerra. All’improvviso i manifestanti furono fatti bersaglio di colpi di arma da fuoco. Fu una strage. In due luoghi diversi nel centro di Merano persero la vita il bambino Paolo Castagna, lo studente Orlando Comina, il cameriere Andrea D’Amico, l’elettricista Dino Ferrari, il commerciante Otello Neri, il contadino Luigi Trabacchi, il direttore didattico Benone Vivori e il meccanico Luigi Zanini. “Davanti al bar Vittoria giaceva il cadavere di Otello Neri al quale somministrai l’estrema unzione”, riferisce don Guido nella sua memoria. “Quindi proseguii. Giunto all’incrocio di via Volta rinvenni un secondo cadavere, non saprei di chi fosse”. Il prete è uscito di canonica con l’intenzione – azzardata – di benedire le salme. Non sa quello che rischia, o forse sì.

Tuttavia “non mi fu possibile adempiere al mio ufficio perché i soldati, appena mi scorsero, mi minacciarono con le armi. Poiché uno dei soldati mi fece segno di allontanarmi, ritornai sui miei passi, ma venni inseguito dai soldati e fermato. Piantandomi la pistola alla schiena mi obbligarono a ritornare al crocevia di via Volta mettendomi nel gruppo di coloro che erano stati fermati. Qui continuarono ad insultarmi con una quantità di contumelie delle quali compresi solo ‘porco partigiano’ e l’incitamento all’uccisione. Da una giovane donna mi venne strappato il cappello che gettò con disprezzo al suolo”.

Don Cadonna sa bene qual è la sua missione. “Nel mentre mi trovavo nel gruppo dei fermati, approfittai per dare l’assoluzione alle vittime, furtivamente per non essere notato ed impedito”.

Sembra un film: “Mentre i soldati manifestando il loro intento di fucilarmi, staccandomi dal gruppo per addossarmi ad uno dei platani, sopraggiunse un appartenente alle SS il quale cercò di riportare alla calma i soldati. Mi avvicinai mostrandogli la stola e l’olio santo per fargli intendere la ragione della mia presenza. I soldati mi lasciarono andare, ma appena mi mossi altri soldati volevano riprendermi. Intervenne il soldato di prima il quale mi fece cenno di allontanarmi avvertendo i soldati che mi avrebbe condotto al comando. Davanti alla porta del comando mi lasciò andare dicendomi in italiano: ‘Ringrazi il Signore ché l’ha scampata bella’”.

I fatti del 30 aprile si prestano ancora oggi a diverse interpretazioni per la dinamica, i motivi, i retroscena dei tragici eventi. Secondo una possibile ricostruzione dei fatti, in mattinata a Merano si è sparsa la voce che la guerra è finita. Attraverso la radio clandestina si è al corrente dell’insurrezione nelle città dell’Italia settentrionale. Da tempo si è certi che il Terzo Reich subirà un crollo. Qualcuno sa pure che da qualche giorno sono in corso trattative tra il Cln e le autorità tedesche in Italia per la resa. Certamente nessuno immagina che Adolf Hitler, nel suo bunker, si sta togliendo la vita.

Che cosa successe dunque il 30 aprile 1945? Dinamiche complesse e complicate, che richiedono più spazio, per non cadere nelle semplificazioni più inopportune.

La storia di don Guido e dell’SS che lo mette in salvo ci dice però che il male non è una scelta obbligata nemmeno in guerra. Il parroco di Santo Spirito ha incontrato una persona che ha deciso di “restare umana”. Ha compiuto una scelta inattesa, imprevista, che ha avuto il bene come orizzonte.

Un bell’augurio di buona Pasqua e di buona Liberazione!

vitaTrentina

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