Sapienza 18,6-9;
Ebrei 11,1-2.8-19;
Luca 12,32-48
“…se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa”.
Eh, sì: se c’è una categoria di persone che è sempre attiva è senz’altro quella dei ladri. Quasi sempre, oltre che mettere a soqquadro appartamenti, rubano: se ci sono gioielli o preziosi, spariscono. La società si difende come può, ed è giusto: assicurazioni, servizi di vigilanza, porte blindate… Ma pare che le strategie dei ladri siano sempre almeno un passo avanti rispetto alle nostre di difesa. L’unica strategia che funziona sembra essere questa: non avere né preziosi né oggetti di valore. Se non ne hai, puoi star sicuro che nessun ladro te li porterà via. Si dirà che è una banalità, e invece è nient’altro che il vangelo, proprio quello della prossima domenica: Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Al posto di borse e tesoro possiamo benissimo sostituire termini più attuali come “conto in banca” oppure “investimento”. E l’esortazione del Signore vale comunque, perché “ladri” non sono soltanto i topi d’appartamento; “ladri” possono essere anche grosse società finanziarie, e il tarlo che consuma può essere l’inflazione, oppure una crisi economica di vasta portata che manda in malora l’economia di un intero paese. “Fatevi un tesoro sicuro nei cieli…” raccomanda il Vangelo. Ovviamente ci sarà una marea di benpensanti i quali, sentendo queste parole, penseranno: “Ma sì, le solite sparate del vangelo… Che ne sa il vangelo di come va il mondo?”.
E invece sì, il vangelo – e Gesù Cristo soprattutto – sa benissimo come va il mondo. E poi non è questione di capitali (grandi o piccoli), di beni economici (tanti o pochi): non è a questo che si interessa il vangelo. Proprio Luca – che è molto critico verso i ricchi e le loro ricchezze – afferma che Gesù Cristo non disprezza affatto né beni né soldi: al suo seguito (ce lo dice proprio questo evangelista) c’erano anche delle donne benestanti che mantenevano tutto il gruppo con i loro beni. No, per Gesù Cristo la questione è un’altra.
Dopo aver esortato “Fatevi un tesoro nei cieli”, aggiunge anche la motivazione: “Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore”. Eh, questa è la vera ragione per cui un cristiano autentico mantiene le distanze da tutto ciò che è beni, capitali, soldi e tutto il resto. Non è questione di ladri, infatti; il vangelo non ci offre affatto un’assicurazione migliore contro i ladri. È proprio questione di tesoro: può essere vero o falso. Per il vangelo, soldi e ricchezze sono un tesoro falso (e basta ricordare la parabola del ricco stolto della scorsa Domenica per averne conferma). Il tuo cuore può essere legato a un falso tesoro, e in tal caso il ricco stolto di quella parabola rappresenta anche te.
Oh, quanto è vero che “dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore”! Come ha ragione il Signore su questo punto! Domenica scorsa ci metteva in guardia dalla cupidigia, cioè da quella specie di epidemia che si diffonde a macchia d’olio. Oggi vien da dire che questa civiltà del benessere (che ci ha riservato senz’altro anche dei bei vantaggi) ha pure portato con sé una specie di sonnolenza, ci ha gettati in uno stato di dormiveglia: non abbiamo più la lucidità di distinguere il vero dal falso, il sogno dalla realtà. È come vivere nella foschia. E allora si prende per valido e prezioso quello che non lo è, o lo è poco, e quello che invece lo sarebbe veramente, non lo si vede più, non lo si apprezza più. Quando i credenti danno molta importanza a tutto (al lavoro, allo svago, alle comodità) e poca o niente al loro Dio, allora si sa dov’è il loro cuore; allora è evidente a quale tesoro è attaccato… Allora, invece che dire “Credo in Dio…” dovrebbero dire: “credo nell’Euro, e cerco di averne sempre di più”.
Gesù Cristo comunque rincalza la lezione: “Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese…”. Non lasciatevi assopire sotto l’effetto di falsi tesori che i ladri possono rubare e il tarlo consumare: siate furbi. E svegli. Attaccate il cuore all’unico vero tesoro che è quel Dio che vi ama come figli e non desidera altro che condividiate le sue ricchezze, ma quelle vere.
Imparate dai primi che hanno creduto – esorta la seconda lettura -: Abramo, Sara, Isacco e Giacobbe…Erano benestanti, ma i beni che possedevano non hanno offuscato la loro fede in quel Dio che era il loro sommo bene. Erano convinti di essere stranieri e pellegrini su questa terra: aspettavano una patria che non è di quaggiù. Per questo Dio non si vergogna di chiamarsi “loro Dio”. E di noi, forse che ha modo di vergognarsi? Se vede che i beni che ci ha dato e ci dà ogni giorno non offuscano la nostra fede in lui, unico sommo bene, non si vergogna Dio di noi.
Se attacchiamo il nostro cuore non a tesori falsi ma all’unico vero, che è lui stesso in definitiva, così come ci viene incontro nel vangelo, allora non si vergogna Dio. Anzi, se ne compiace, perché in tal caso siamo davvero figli suoi: liberi nell’intimo, capaci di relazioni autentiche tra noi e con lui, e tanto saggi da non confondere ciò che vale molto con ciò che vale poco o niente.