Ma Internet sogna?

'Lo and behold'. Nel formidabile documentario di Werner Herzog sul mondo di internet, l'espressione anglosassone utilizzata per la prima volta nella Bibbia di re Giacomo, viene tradotta da uno degli scienziati interpellati come “guarda e ammira”, ma il senso dell'espressione, così come il discorso del visionario regista tedesco, non è unilaterale. Tutt'altro.

C'è fascinazione e vertigine, il sacro rispetto dei creatori e dei sacerdoti di questo mondo virtuale, ma anche la paura e il rigetto di chi ne è rimasto vittima in un modo o in un altro. Dopo aver dedicato la vita ad esplorare con il cinema lo straordinario, dai fenomeni naturali estremi alle culture sconosciute o misconosciute; i confini incerti tra follia e ragione, le figure e i luoghi della marginalità sociale, i misteri insondabili dell'uomo, il vulcanico autore affronta ora la nuova frontiera, l'ignoto rappresentato da quella che viene definita la più grande rivoluzione culturale della storia. Rivoluzione di cui conosciamo il punto di partenza, ma è ignoto a tutti il punto di arrivo.

Herzog si addentra nella realtà dell'interconnessione telematica e digitale interpellando i “nuovi chierici” statunitensi di quella che si presenta con la forza di una nuova creazione e di un culto religioso: all'UCLA di Los Angels c'è il sancta sanctorum, la stanza dove è conservato il primo elaboratore con cui un gruppo di ricercatori nell'ottobre del 1969 si mise in contatto – host to host – con l'Università di Stanford. L'esperimento finì con un “Crash” del sistema, alla trasmissione della seconda lettera del termine “log”, a cui Stanford avrebbe dovuto aggiungere “in”. Dunque, in definitiva, ciò che va guardato e ammirato con sacra riverenza è un mondo che nasce da un crollo.

Le due dimensioni contrapposte si dipanano suddivise in 10 capitoli attraverso gli incontri del regista-esploratore che incalza con le sue domande scienziati e hacker (dentro e fuori il sistema) e poi va a cercare il rovescio della medaglia portandoci a conoscere i danni da videodipendenza dei giovani, o quelli da elettromagnetismo di una realtà vireless su persone costrette a rifugiarsi in riserve schermate, o quelli della cattiveria antica che trova nuova potenza nella rete. E poi la frontiera nella frontiera: lo sviluppo della robotica e dell’intelligenza artificiale – la macchina che impara più rapidamente degli umani e non ripete gli errori, ma non impara i sentimenti (“a cosa servirebbero?”)- fino al passaggio possibile dalla telematica allo sviluppo del pensiero telepatico…

Un mosaico incandescente, apocalittico ma tutt'altro che diretto da pregiudizio e chiusura, che riesce ad offrire uno sguardo d'insieme su un fenomeno estremamente frammentato e in continua trasformazione. Uno sguardo laico, che pulsa nel profondo di un richiamo biblico antico sulla responsabilità dell'atto creativo concesso all'uomo nei confronti del giardino che gli è stato affidato. Assolutamente da vedere.

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