“E’ molto importante che il primo cittadino d’Italia sia salito fin qui sul Dos Trento al mausoleo di Cesare Battisti per rendergli omaggio. Io l’ho vissuto come l’atto di un grande italiano a un altro grande italiano”. E’ ancora commossa, Mimma (Ernestina) Battisti, nipote di Cesare, l’irredentista catturato e giustiziato al Castello del Buonconsiglio dagli Austriaci il 12 luglio 1916 dopo il processo per tradimento, pochi minuti dopo che il Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ha lasciato la spianata ai piedi del monumento circolare che fa ormai parte dello skyline di Trento. Accolto dal presidente della Provincia, Ugo Rossi, dal sindaco Alessandro Andreatta, dalla presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati e dalla Ministra della Difesa Roberta Pinotti, il presidente della Repubblica ha depositato una corona di fiori per ricordare il sacrificio di Battisti ed onorare così tutti i caduti. Un gesto simbolico, che esprime lo spirito di riconciliazione e di pace che la 91a Adunata degli Alpini ha voluto rappresentare nel Centenario della fine della Grande Guerra. Mattarella si è intrattenuto all’interno del mausoleo con il presidente della Fondazione Museo storico di Trento, Giuseppe Ferrandi, mentre all’uscita ha colloquiato fraternamente alcuni minuti con Mimma e Marco Battisti. “Il Presidente mi è sembrato sereno, addirittura solare. Sa quello che fa. E ha dalla sua la Costituzione, che riserva al Capo dello Stato un ruolo politico, non un ruolo notarile”, ci dice Marco Battisti. “L’abbiamo ringraziato per aver ricordato nostra nonna Ernesta (Bittanti Battisti, ndr) in occasione del Giorno della memoria. Lei difese e salvò gli ebrei. E’ stata per 20 anni all’opposizione del fascismo, con grande coerenza. L’abbiamo ringraziato anche per aver onorato il nostro invito: l’avremmo voluto a Trento nel 2016 in occasione del centenario della morte di Cesare Battisti, ma non poteva per altri impegni: ci promise però che sarebbe stato presente in qualche altra occasione. Così è stato. E l’abbiamo poi ringraziato per quello che sta facendo per l’Italia, per il suo grande equilibrio, per la sua capacità di incidere con sobrietà ma in modo ficcante. Parlando ieri (12 maggio, ndr) di Einaudi, il Presidente Mattarella ha parlato agli assenti, cioè quelli che dovrebbero leggere e studiare Einaudi e il suo modo di fare politica, che è l’arte del compromesso e della comprensione degli altri”.
Prima di salire sull’auto della Protezione Civile trentina che ha portato sul Dos Trento lui e Mimma, Marco Battisti ci lascia alcune considerazioni sul periodo storico travagliato di cui suo nonno fu protagonista: “Il Trentino è stato diviso dalla guerra. Undicimila trentini sono morti in Galizia, a 5 mila chilometri da casa, buttati allo sbaraglio contro le truppe dello zar. E undicimila famiglie trentine hanno patito un lutto. Il Trentino ha questa storia particolare di un’identità italiana, ma anche di un riferimento all’Austria. Tutto ciò oggi è superato da settant’anni di pace e da una prospettiva di pace con l’Europa”. Eppure, obiettiamo, c’è ancora chi chiama Cesare Battisti traditore o chi scrive sui muri “alpini assassini”. “Minoranze infime”, le liquida così Marco Battisti: “Gente che non capisce, che non ha capito e che non capirà mai. Estremismi puerili che non hanno legittimità di esprimersi”.