Trento è la città italiana più piccola a disporre delle Circoscrizioni dato che tra i 100 e i 150mila sarebbero facoltative: sono dodici e rappresentano un territorio geograficamente complesso. Domenica si è votato anche per il rinnovo dei rispettivi consigli: sommando le liste per la scheda “rosa” a quelle della “gialla” è quasi certo che ogni cittadino potesse avere un parente, un amico, un amico di un amico o semplicemente un vicino di casa, candidato: eppure, nonostante questa apparente vicinanza, il risultato elettorale ci dice che alle elezioni di domenica 4 maggio, per la prima volta, l’affluenza si è attestata beffardamente al 49,93%. Leggi anche, un cittadino su due, dalla politica, ha preso le distanze.
In questa tornata, gli aventi diritto al voto erano 102mila distribuiti su 98 seggi aperti grazie al lavoro degli oltre 500 tra scrutatori e presidenti di sezione. Il totale assoluto di votanti è stato quindi di 51.156: se si considera il totale dei votanti, intendendolo come “persone partecipi alla vita politica”, e lo si divide per il numero dei candidati, risulta che ogni 85 cittadini votanti, uno, o una, erano candidati, o quanto meno il loro nome e il loro cognome, ed in certi casi persino il soprannome, comparivano assieme alla data di nascita fuori da tutti i seggi.
È ora difficile immaginare le campagne elettorali, i comizi, o anche solo i brindisi di tutti i seicento candidati; tuttavia, è opportuno constatare come nel tempo presente, quello di maggio 2025 e del 49,93%, quelle liste di nomi sono non solo attivi nel voler vedere espressa la preferenza in loro favore, ma sono anche tra i più attivi in prima persona per Trento e per il suo futuro. È bene, a questo punto, considerare come gli slogan che accompagnano i partiti e le liste siano invece rivolti a tutti: la Trento che vivremo, che meritiamo, che viene prima, quella più sicura, quella da liberare. Lunga è la lista degli scenari futuri per Trento e i manifesti sulle lamiere elettorali condensano in poche parole interi programmi. Si tratta di slogan che non riguardano solo i Bortolotti, i Goio, i Geat, i De Marchi, i Gabrielli o gli Ianeselli, ma riguarderebbero la cittadinanza intera, compresa dei De Gasperi, dei Rigotti e degli Zanella che, magari, alle urne questa volta non ci sono andati, entrando a far parte di quel il 50,07% che ha scelto di non scegliere confermando la disaffezione intravista.
La politica le ha provate tutte per entrare nelle case (ma nelle vite?) e metaforicamente ogni cinque anni si ritrova a bussare alle porte, tramite lettere, santini o pieghevoli. E agli smartphone, nella loro versione digitale. Ma il votare ha perso quell’aurea mistica di diritto e dovere e l’eccesso del quotidiano derubrica un’elezione politica a scelta qualsiasi che cade tra quale film vedere dentro cataloghi infiniti, in che supermercato andare e che prodotti in promozione comprare, dove fare aperitivo o che cibo ordinare, oppure dove andare in montagna nel weekend (sempre che il tempo…) o ancora dove parcheggiare e per quanto.
In tutto ciò, chi è andato a votare ha dovuto compiere un’ultima scelta, la più aleatoria: in che cabina entrare, nella uno, nella due o nella tre? Dietro quale tendina c’è la Trento che ti aspetti e dietro quale quella che non ti aspetti? Da dove deve ripartire l’elettore di Trento, ora che è in minoranza?