I “gesti” del dialogo

Si concluderà il 25 gennaio la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani il cui tema: “Dammi un po' d'acqua da bere” è stato suggerito da un gruppo ecumenico brasiliano. In diocesi le numerose iniziative in programma termineranno domenica con una veglia in Cattedrale presieduta dal vescovo alle 17. La giornata di apertura è coincisa con il saluto del Papa ai filippini ed agli srilankesi dopo la visita nei due Paesi, per alcuni giorni protagonisti di “gesti”, come li ha definiti Francesco, che lo “hanno commosso: non protocollari, gesti buoni, gesti sentiti, gesti che vengono dal cuore. Alcuni quasi fanno piangere. Lì, c'è tutto: la fede, l'amore, la famiglia, le speranze il futuro. Il gesto dei papà che alzavano i figlioletti verso il Papa, mamme che portavano i figli ammalati… la gioia, la gioia non finta”.

Anche la settimana di preghiera è permeata di “gesti simbolici”, a cominciare proprio dal racconto evangelico di Giovanni che ispira l'edizione 2015: l'incontro di Gesù con una donna di Samaria al pozzo di Giacobbe. Appare del tutto casuale, eppure coerente con le impressioni maturate da Francesco in Asia nell'abbraccio con le folle che lo volevano vedere, toccare, o per lo meno ascoltare, l'augurio contenuto nella parole che accompagnano la proposta l'evento: “Possa allora il Signore benedire tutti i 'gesti di comunione' di cui si fanno costruttori i nostri pastori in via ufficiale e tanti nostri fedeli nella ferialità dell'esistenza. L'unico nostro Maestro ci conceda di confermare il cammino comune verso la pienezza dell'unità”.

Il dialogo interreligioso nella Chiesa cattolica ha preso il via, cinquant'anni fa, con l'istituzione del Pontificio Consiglio seguito da altri tre importanti eventi: la costituzione del Segretariato per i non cristiani e la pubblicazione di due documenti “Ecclesiam suam” e “Nostra aetate”. Il tutto aveva trovato la propria linfa nel Concilio Vaticano II. Paolo VI, nell'”Ecclesiam suam” definiva il “dialogo” come “un interiore impulso di carità, che tende a farsi esteriore dono di carità”.

Lo stesso Papa nel 1964 aveva guardato alla diocesi tridentina scegliendo la città di Trento “per facilitare l'incontro, per fare da ponte, per offrire l'abbraccio della riconciliazione e dell'amicizia” e “assurgere a simbolo di questo desiderio”. Dovrà “non costituire un confine, ma aprire una porta; non chiudere un dialogo, ma tenerlo aperto; non rinfacciare errori, ma ricercare virtù; non attendere chi da quattro secoli non è più venuto, ma andarlo fraternamente a cercare”.

Da quella data si sono susseguiti i “gesti” in questa direzione. Impossibile una loro enumerazione, accresciuti negli ultimi tempi grazie all'accelerazione al confronto e al dialogo impressa da tutti i Papi seguiti a Paolo VI anche se il “dialogo” più che un'attività è soprattutto un atteggiamento interiore, spirituale, che riguarda uno stile di impegno e connota una relazione o meglio le relazioni. Difficile quindi da quantificare. In Trentino è nata e cresciuta una grande testimone di questo sistema di valori, Chiara Lubich, morta 6 anni fa, fondatrice di un movimento che ha fatto del “dialogo” il proprio principio di vita in tutto il mondo.

La notizia dell'avvio della sua causa di beatificazione (vedi pag. 15) è stata accolta con gioia da tutto il Movimento dei Focolari, ma anche dagli appartenenti ad altri gruppi, da persone di altre religioni e di altre Chiese. Chiara Lubich che è stata definita “donna del dialogo”; secondo l'attuale presidente Maria Voce ha ancora molto da dire per costruire rapporti veri, profondi fra le civiltà, le etnie, le religioni e “per contrastare questa ondata di violenza che sembra aver invaso il mondo”. Nelle Filippine Francesco si è rivolto ai Paesi islamici e ai responsabili di tutte le religioni per una presa di posizione “unitaria” e ferma contro le frange terroristiche, dicendosi fiducioso che col tempo la “molta gente buona” del mondo musulmano riuscirà a incidere maggiormente. Nel novembre scorso in Turchia all'incontro con il Patriarca Bartolomeo ha dichiarato che “un autentico dialogo è sempre un incontro tra persone con un nome, con un volto, una storia e non soltanto un confronto di idee”. Il ruolo di leadership mondiale al servizio della pace e del bene comune – osserva il gesuita Damin Howard su Civiltà Cattolica – ha cambiato la stessa Chiesa cattolica, abilitandola a esprimere il suo ruolo essenziale nella salvezza dei popoli del mondo “in una maniera che, lungi dal denigrare le altre religioni, apprezza positivamente il suono di tante voci levate in preghiera”.

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