Primo maggio di macerie

E' un Primo maggio di macerie quello che la comunità si appresta a celebrare come Festa dei lavoratori. Morti e devastazioni provocate dal terremoto in Nepal, morti annegati nel Mediterraneo, tra i fuggiaschi da guerre e povertà, morti, feriti, sfollati e derubati fra la gente dove i conflitti bellici da mesi non consentono un attimo di tregua, atrocità per pregiudizi xenofobi in molti Paesi africani, persecuzione dei cristiani un fenomeno sempre più cruento. Non si chiedono neppure più corridoi umanitari per soccorrere le popolazioni allo stremo soprattutto in Siria, ma anche in Iraq. Ci sono poi le macerie economiche e sociali provocate dalla crisi globale. Gli spiragli di speranza sono tutti legati ad azioni concrete di solidarietà e di coesione sociale. Il Trentino, nel suo piccolo, ha pagato uno scotto pesante nelle zone terremotate con tre morti accertati. Non vi è paese però in cui la tradizionale macchina degli aiuti non sia messa in moto accanto alla Protezione civile, alla Caritas e ad altri organismi umanitari con la raccolta di denaro, viveri, medicine e indumenti. Manca di tutto. Le vittime sono migliaia i feriti un numero spaventoso. I senza casa non si contano neppure. Relativamente ai migranti l'Europarlamento sta premendo sulla Commissione e i governi. C'è una schiarita con l'accordo trasversale raggiunto sulla distribuzione dei richiedenti asilo, che prevede una ripartizione dei profughi per quote sui diversi Paesi. La risoluzione ha accomunato popolari, socialisti, liberali e altre componenti politiche. Il Vaticano è tornata alla carica con un proprio documento sollecitando la società civile e i governi a mobilitarsi contro la tratta di esseri umani, mentre Bergoglio, dopo aver incontrato il presidente della Repubblica Mattarella e il numero uno delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon sollecitando un'ampia alleanza per sradicare la povertà e garantire dignità umana, ha annunciato per fine maggio, inizio giugno, la pubblicazione dell'attesa enciclica sul creato. Il messaggio per l'Expo del Papa non è che un'anticipazione di temi trattati nel documento in fase di traduzione nelle diverse lingue.

Per tornare al Primo maggio, peraltro denso di iniziative celebrative promosse dai sindacati, è da segnalare la nota pastorale dei vescovi del Nordest dedicata al mondo del lavoro, dal titolo “Il lavoro in tempo di cambiamenti”. Si propone secondo quanto anticipa nella prefazione il vescovo di Trieste, Giampaolo Crepaldi, come testimonianza delle Chiese diocesane per la crisi che ha investito il mondo della produzione e del lavoro onde affrontare con sensibilità etica e religiosa alcuni nodi che, se non vengono sciolti, rischiano di costituire dei paralizzanti handicap nello sviluppo futuro del Triveneto. Circa 150 suicidi rappresentano la cartina di tornasole circa le difficoltà da molti incontrate e non superate e per cogliere il baratro nel quale molte persone disperate sono precipitate dopo “un lungo e promettente periodo di veloce e diffuso sviluppo economico” con il perdurare della crisi. Assai lunga la considerano i vescovi, contrassegnata da un equivoco di fondo e cioè che “le cose si sarebbero aggiustate”. La questione centrale evidenziata dalla Nota è il richiamo alle “risorse di senso”, scomparse, cancellate, rispetto ad altre stagioni, buie comunque superate con coraggio e costanza. Per uscire dall'attuale situazione i vescovi del Triveneto rilanciano una “visione del lavoro corrispondente all'altissima dignità della persona umana, che del lavoro è il soggetto e il fine; dunque una visione alta del lavoro” (che deve essere remunerato alla pari tra uomo e donna, secondo Bergoglio). Invitano dunque ad “accompagnare e anticipare il cambiamento, investendo sui giovani che, per definizione, sono portatori di novità, lasciando loro spazio e opportunità vere, senza condannarli ad un'eterna attesa”.

I vescovi entrano nel merito anche della recente legge denominata “Jobs Act” per dire che le norme adottate dovranno essere misurate e monitorate a partire dalla loro effettiva efficacia nel salvaguardare la dignità dei lavoratori e nel promuovere e incentivare lavoro e nuova occupazione soprattutto giovanile”, tenendo saldo il quadro etico valoriale di riferimento. Si parla di primato del lavoro sul capitale, di armonizzazione tra lavoro e riposo, con la famiglia, nella custodia del creato, nel fare impresa, nell'interconnessione con la politica, nell'attenzione all'economia civile e solidale. “Ogni lavoro va pagato” dicono i vescovi, secondo gli accordi e in tempi ragionevoli, combattendo la corruzione, considerando il denaro subordinato al bene della persona. Al popolo del Nordest viene chiesto, infine, di convertirsi “anche da quelle scorciatoie che a volte sembrano innocue, ma che sono il terreno di coltura della corruzione più eclatante”.

vitaTrentina

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami
vitaTrentina

I nostri eventi

vitaTrentina