L’autunno dei giovani comincia da Sanzeno

L’ottobre trentino delle elezioni provinciali – alle quali in molti guardano con giustificata apprensione – metterà invece gli occhi del mondo sui giovani, primavera della Chiesa. Con loro e per loro parleranno i vescovi convocati a Roma dal 3 al 20 ottobre, ma il Sinodo è già cominciato prima di Ferragosto con la convocazione “per mille strade” che ha visto anche i ragazzi trentini convergere zaino in spalla a Sanzeno col vescovo Lauro, diretti verso l’incontro col Papa al Circo Massimo.

Non è stata un’impresa ferragostana, ma una tappa importante che coinvolge tutta la diocesi, tanto che Vita Trentina ne documenta i contenuti in questo numero monografico. Vorremmo educarci a dedicare tempo a questa generazione Z (come la chiamano i più apocalittici), allenarci ad un ascolto paziente, profondo. Lasciamo loro la penna, apriamo le pagine e il cuore perché possano raccontarci la dolce fatica delle loro esperienze, i loro desideri spesso deviati o frustrati da adulti frettolosi.

I loro veri e grandi sogni – lo ha spiegato a braccio Papa Francesco “reagendo” alle quattro domande dei giovani italiani – non sono “miraggi velleitari o deliri di onnipotenza”. “I sogni sono importanti – ha detto Bergoglio sabato 11 agosto ai 70mila della magnifica serata romana – tengono il nostro sguardo largo, ci aiutano ad abbracciare l’orizzonte, a coltivare la speranza in ogni azione quotidiana”. E ancora, vale anche per gli adulti, “i sogni ti svegliano, ti portano in là, sono le stelle più luminose, quelle che indicano un cammino diverso per l’umanità” ormai troppo abituata ai “sogni della tranquillità”, quelli “che addormentano” e che “fanno di un giovane coraggioso un giovane da divano”.

Ma quali sono le condizioni di una strategia pastorale che non si estingua nell’evento di massa? Per il Papa i sogni autentici e fecondi hanno bisogno di Dio e del “noi”, cioè della comunità. A ben guardare, è questa la traiettoria perseguita in diocesi con l’itinerario denominato “Passi di Vangelo”, pure felice espressione sinodale. Lanciato fin dall’ingresso in diocesi di mons. Tisi, ha coinvolto per due anni centinaia di over 18 proprio a partire dall’ascolto della Parola di Dio, collocata al centro degli incontri mensile e poi dei “richiami” settimanali.

Un percorso in “convergenza parallela” con quello proposto lo scorso anno agli adulti nei gruppi zonali che hanno aderito “Sulla tua Parola” a conferma che altrimenti i giovani restano soli. E che senza di loro la comunità invecchia, si prosciuga.

Questi itinerari riprenderanno in autunno, col conforto di essere nel solco tracciato dal lavoro presinodale – le scelte dei giovani interpellano il mondo adulto anche nella Chiesa – e con la necessità di qualche aggiustamento per essere cristiani “in uscita”, rivolti ai più deboli e bisognosi.

Dall’incontro romano sono venuti a proposito due avvertimenti del Papa rispetto ai rischi da evitare lungo le strade di questa Emmaus trentina. “Tante volte teniamo Gesù prigioniero delle nostre formalità, delle nostre chiusure, dei nostri egoismi, del nostro modo di vivere clericale”, ha detto il Papa per stigmatizzare “il clericalismo, che non è solo dei chierici, è un atteggiamento che tocca tutti noi: il clericalismo è una perversione della Chiesa. Gesù ci insegna questo cammino di uscita da noi stessi, il cammino della testimonianza”.

Il secondo rischio, dal quale guardarsi alla ripresa dell’attività pastorale, è il pessimismo. A proposito Bergoglio ha citato un’espressione di Papa Giovanni XXIII, riferita da mons. Capovilla, che diceva: “Non ho mai conosciuto un pessimista che abbia concluso qualcosa di bene”. “Dobbiamo imparare questo, perché ci aiuterà nella vita”, ha aggiunto Francesco, rispondendo a Martina. “Il pessimismo ti butta giù, non ti fa fare niente. E la paura ti rende pessimista. Niente pessimismo. Rischiare, sognare e avanti”.

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