Oggi su Vita Trentina il nuovo “giallo” di Mauro Neri

Pomeriggio di un giorno di giugno 1740, cantina fonda del palazzo Roccabruna di Trento.

«Messer Gualtiero, buttate a terra quella bestia velenosa!» strillò con voce tremante il capitano Antonio Cavazzani, che impugnava un corto spadino brandendolo minaccioso all’altezza del collo dell’altro. Alle spalle dello sbirro, nel buio della cantina, s’intravvedevano gli occhi scuri di Arturo dalle Moline: il barón del sol, che aveva le guance rigate da rivoli di sangue, stava seguendo apparentemente tranquillo la scena.

«È inutile che mi minacciate con quella spadina ridicola» ansimò il giovane, pallido e tirato in viso, con la saliva che gli usciva dagli angoli della bocca e gli occhi spiritati e terrorizzati al tempo stesso. «Questo scorpione è gonfio di veleno mortale: voi fate un passo e io ve lo getto addosso!» minacciò il nobile che stringeva con due dita il terribile animaletto, mentre con l’altra mano brandiva minaccioso un robusto bastone.

Il capo degli sbirri avanzò comunque di un passo, facendo retrocedere l’altro che si trovò con le spalle al muro. «Allora non l’avete capito, sbirro… Voi state per morire!» urlò Gualtiero con voce stridula rotta da singhiozzi nervosi.

La guardia fece per aprir bocca e rispondere, quando una mano alle sue spalle lo scostò di lato e …

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