“Coliving”, a Luserna un futuro da abitare

Il cielo d’estate sopra Luserna – foto Andrea Zotti

Luserna, nonostante tutto questo travaglio di vita e di vite, c’è! È oggi “l’ultima isola” in cui si parla il cimbro, ci vivono 258 persone, con servizi primari quali ambulatorio medico, negozio di alimentari, nido e scuola dell’infanzia. Come tante altre località d’alta montagna, ha conosciuto negli ultimi decenni un forte spopolamento. La piccola comunità, tuttavia, non ha perso la voglia di andare avanti e non ha smesso di credere nel futuro.

Ne è un esempio il progetto “Coliving collaborare condividere abitare”, nato dalla collaborazione tra la Magnifica Comunità degli Altipiani Cimbri, ente capofila, la Provincia, il Comune di Luserna e ITEA S.p.A.

Prevede la messa a disposizione di 4 alloggi da arredare di proprietà di ITEA S.p.A., con contratto di comodato a titolo gratuito per un periodo di 4 anni. Il bando è rivolto a 4 giovani nuclei familiari under 40 che vogliono mettersi in gioco e costruire un nuovo percorso di vita all’interno della comunità cimbra, facendone parte in modo attivo attraverso opere di volontariato sociale. I requisiti si trovano descritti nel dettaglio nel bando pubblicato sul sito www.altipianicimbri.tn.it. C’è tempo fino al 3 agosto per presentare domanda.

“In questi tempi così difficili – afferma la presidente della Magnifica Comunità degli Altipiani Cimbri Nicoletta Carbonari – vogliamo dare un forte segno di speranza. Una spinta per ricominciare, magari in maniera diversa,
più umana, più vicina alle esigenze dei più piccoli. Ricominciare anche attraverso una scelta non facile come quella di vivere in montagna, che se è vero che da un lato comporta delle rinunce, dall’altro però offre una straordinaria opportunità di riappropriarsi della propria vita”.

Luserna ha un passato e vuole avere un futuro. Non dimentica ciò che era, ma vuole allo stesso tempo guardare avanti, aprire le porte del proprio cuore a nuovi “luserni”, a coloro che sapranno gustare la semplicità della vita e rivivere nelle loro case cimbre le emozioni di quel “buon pomeriggio di inverno”, descritto da Mario Rigoni Stern, quando”il faggio bruciava allegramente nella stufa, il freddo ricamava fantastici disegni sui vetri e tra gli arabeschi si vedeva il bosco carico di neve e il sole sulle rocce”.

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