“La persona fa la differenza”

“Le scuole professionali devono scontare un pregiudizio negativo, ma noi ci occupiamo della crescita dei nostri ragazzi sotto tutti i punti di vista”. Parole della direzione dell'Enaip di Arco, istituto professionale che porta avanti diversi progetti educativi per il benessere e la cittadinanza, dall'educazione alla sessualità ai corsi di primo soccorso insieme al 118.

“Dobbiamo 'nutrire' i nostri ragazzi sotto tutti i punti di vista”, spiega la dirigente, Paola Coccia. “Perché tra tutti i giovani sono loro i primi ad entrare nel mondo del lavoro, dopo almeno tre anni di formazione. Per questo è importante che non imparino solo una professione, diventando piccoli lavoratori, ma che sappiano vivere, ragionare, sviluppare un pensiero critico, diventando persone adulte e cittadini prima di tutto”.

L'istituto promuove l'educazione al benessere con programmi mirati, e da quattro anni è stato introdotto il metodo della peer education, dove i ragazzi insegnano ai compagni. “Il messaggio che vogliamo arrivi ai ragazzi è che la persona fa la differenza”, dice la professoressa Laura Gottardi. “Spesso si tratta di rinforzare l'autostima e lo possiamo fare in molti modi. Uno di questi è promuovere il volontariato, mostrando com'è gratificante e positivo spendersi per gli altri”.

In una realtà dove solamente una percentuale ridotta degli studenti ha realmente scelto l'iscrizione alle professionali – tanti ragazzi ci arrivano per necessità, ristrettezze economiche familiari, fallimenti in altre scuole – il punto centrale è l'autostima. Il lavoro degli insegnanti non è solo quello di infondere conoscenze, ma c'è anche, sottotraccia, un impegno alla cura della persona, per ciascun ragazzo. Tutto questo è stato possibile grazie alla sensibilità degli insegnanti, coordinati dalla responsabile dei progetti Laura Gottardi.

“La peer education è una modalità di insegnamento molto più efficace di quella tradizionale, perché tra pari si è più a proprio agio, si usa un linguaggio condiviso”, spiega Gottardi raccontando il progetto dedicato alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. In collaborazione con l'azienda sanitaria, che ha messo a disposizione il personale medico, e la dottoressa Federica Mattarei, psicologa da quattro anni al servizio dell'Istituto, alcuni rappresentanti delle due classi seconde sono stati formati in vista di una lezione di due ore che, alla fine del progetto, hanno tenuto loro stessi ai compagni di classe.

Questo è il metodo “peer”, che comporta la formazione di pari che insegnano ai compagni con approccio e lessico proprio. La richiesta di trattare questi argomenti è venuta dai ragazzi, che lo scorso anno avevano manifestato la necessità di approfondire il tema della sessualità, dallo sviluppo fisico all'attenzione ai sentimenti, nel segno della responsabilità. “L'importante è che capiscano che ogni decisione comporta un'azione, che ha delle conseguenze”, specifica l'insegnante. “Una formazione, quella alla sessualità e all'affettività, che oggi più che mai assume un'importanza decisiva nei nuovi uomini”.

Oltre alla sessualità, in classe si trattano anche i temi della sicurezza, con i volontari dei vigili del fuoco e il 118, la legalità, con la collaborazione del tribunale dei minori e dell'università di Trento, della sicurezza alla guida e sui social network.

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