Ricordo di Zavoli, l’ultimo scritto sull’amica Chiara Lubich

Sergio Zavoli presenta il libro di Chiara Lubich

Sergio Zavoli è stato un giornalista e uno scrittore che – forse come nessun altro – è riuscito a leggere in profondità e a raccontare con autorevolezza l’evoluzione della società e del mondo della seconda metà del Novecento, riuscendo a parlare ad almeno 5 generazioni di italiani, prima attraverso la radio (dal 1947), poi dalla televisione (dove comincia nel 1962), scrivendo in contemporanea su diversi grandi giornali e pubblicando numerosi libri di grande successo.

Uno degli ultimi (se non l’ultimo …) scritti pubblici di Sergio Zavoli – scomparso nella sua casa vicino a Roma il 5 agosto scorso – è il breve saggio contenuto nel catalogo della mostra internazionale “Chiara Lubich Città Mondo”, organizzata a Trento dal Centro Chiara Lubich di Rocca di Papa (RM) e dalla Fondazione Museo Storico del Trentino, e ancora in corso.

Zavoli, legato alla fondatrice del Movimento dei Focolari da profonda amicizia e consonanza intellettuale e spirituale, la definì una mistica dell’unità tra cielo e terra, attribuendole un ruolo di vera e propria rifondatrice della mistica cristiana. In proposito scrisse: “Il far abitare Dio nell’intimità della propria anima diventa il farlo vivere in mezzo agli uomini nella comunicazione del Dio in me col Dio nel fratello. Il pensiero di Chiara Lubich non a caso ci interpella sul da farsi per rimettere insieme i frammenti dell’indivisibile cioè l’uomo, e ricomporre le fratture del condivisibile cioè la comunità”.

Con la proverbiale capacità di sintesi, eleganza della lingua e profondità di sguardo, nelle dense pagine del catalogo dedicate all’amica trentina, Zavoli ha affidato i propri pensieri di uomo in costante e sofferta ricerca di Dio, dotato di una fede tanto profonda quanto inquieta, ancorata al dubbio e densa di interrogativi, per condividerli con e comunicarli all’uomo di oggi e di domani. Individua quale grande questione dell’epoca in cui viviamo, quella del “senso” e dell’”altro”, che costituivano anche “i due cardini della visione morale e civile di Chiara Lubich, del suo progetto al tempo stesso religioso e storico”. Due parole all’apparenza inconciliabili a livello linguistico e filosofico, ma che nel pensiero e nel carisma di Chiara “si sciolgono nel nome di questo Dio dell’infinito che passa per la storia, cioè del Padre che, attraverso il Figlio, decide di farsi uno di noi; fino a conoscere in ogni anelito dello spirito e in ogni fibra del corpo tutto ciò che edifica e offende, rincuora e opprime, suscita e ferisce la condizione umana”.

Affermando come non vi sia “spirito profetico che non passi per l’inconciliabilità del mistero e della storia, che non si esprima e si autentichi nelle facoltà, invero arcane, del carisma” e attingendo al pensiero e alla spiritualità di Chiara Lubich e di molti pensatori, anche laici, del Novecento, Zavoli arriva alla conclusione che l’uomo è essenzialmente la sua relazione “dal momento che nascendo ha già dentro la contestualità dell’altro, cioè di colui da cui più promana la sua stessa identità, il suo essere nato da altri per gli altri”.

Commentando la portata storica della figura e del carisma della Lubich, Zavoli la definisce una figura di donna cui non solo la Chiesa, ma anche il mondo secolare può e deve guardare con un’intenzione e un interesse particolari: “La fermezza del carisma, e l’efficacia di ciò che esso alimenta, ne hanno fatto un segno dei tempi: ostili alle ideologie, ma non perduti agli ideali, distruttori di miti, ma aperti alle ragioni della ragione, e dell’animo”.

(Maurizio Gentilini, ricercatore del CNR, è autore della biografia “Chiara Lubich, La via dell’unità tra storia e profezia“, Città Nuova Editrice)

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