“Alle medie senza cellulare”, meno social più relazioni

Argo, come il cane fedele di Ulisse, è il nome che Cinzia decide di dare al suo diario, che anche se le sembra una cosa da vecchi, diventa il confidente fedele delle sue esperienze in prima media. Iniziare questa nuova scuola è per lei, un impatto piuttosto forte visto che, tornata dall’estero dove è stata per qualche anno con la sua mamma, si rende conto che senza cellulare la sua vita non sarà mai alla pari con quella dei suoi compagni di classe.

Protagonista di “Alle medie senza cellulare” (Piemme; età 10+), Cinzia si sente subito un’esclusa, una diversa: i suoi compagni comunicano continuamente tra di loro, si scambiano commenti e informazioni, organizzano le uscite del pomeriggio, e anche i professori usano WhatsApp per le comunicazioni. “Non avere il cellulare è come non esistere” confida ad Argo Cinzia, sconsolata. Visto come stanno le cose, la sua prima reazione è, quindi, quella di tentare di uscire da questa situazione cercando (inutilmente) di convincere i suoi genitori a comprarle uno smartphone. Poi, però, giorno dopo giorno, prende atto che ci sono anche dei vantaggi a non possedere un cellulare, e anche alcuni dei suoi compagni di classe cominciano a pensarla in modo diverso. Nel corso di questo anno scolastico in cui succedono molte cose, quelle che sembravano limitazioni si trasformano in opportunità. Alla fine anche Cinzia avrà il suo smartphone, ma solo dopo aver dimostrato di essere capace di badare a se stessa.

La famosa serie del “Diario di una schiappa” di Jeff Kinney, ha riportato in auge come lettura per i ragazzi il diario di altri preadolescenti: testi comici, autoironici, pieni di spunti di ottimismo, vicini alle loro esperienze, piacevoli e ricercati anche dai lettori meno forti.

Un po’ su questa scia, possiamo dire che il diario di Cinzia rappresenta una lettura leggera, scoppiettante e vivace. Un libro dal tono qua e là didascalico, ma che nel complesso riesce a incuriosire e ad essere anche divertente e accattivante. Annalisa Strada racconta con brio gli aspetti negativi e positivi del cellulare a scuola in mano ai ragazzini e fa vedere punti di vista diversi sul suo utilizzo. Non è una demonizzazione del telefonino, né una sua apoteosi, è una storia che mette in guardia sui pericoli di un uso poco corretto di questo strumento e mostra, anche dal punto di vista dei ragazzini, come i rapporti personali diretti e il contatto umano, a conti fatti, risultino sempre molto più piacevoli e appaganti di quelli mediati da un device.

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