Tante notizie di disagio relazionale si sono ammassate questa settimana e, come olive spremute nel frantoio della redazione, ci consegnano un olio delicato, da analizzare con attenzione: l’urgenza educativa di domani.
Il primo segnale amaro (la fonte è l’Assessorato provinciale) parla di un raddoppio negli ultimi otto anni di nuovi utenti per disturbi psichici nella fascia 18-24 anni. Fra i più giovani, spuntano i forti disagi esistenziali, complice anche il periodo Covid, di chi non ha trovato ascolto o fiducia. D’altra parte – ecco la seconda notizia amara – una recentissima indagine sociologica sull’impatto dell’Intelligenza Artificiale sui giovani documenta una sconcertante modalità di utilizzo. La interrogano non solo per risposte rapide o riassunti comodi, ma semplicemente per avere qualcuno con cui “parlare”: domanda e risposta, in un dialogo artificiale, protratto a lungo proprio come fosse una chiacchierata con l’amico del cuore.
Conferma la tendenza all’isolamento, denunciata dall’arcivescovo Lauro Tisi nell’omelia di Ognissanti al cimitero con l’invito a riscoprire la forza della comunità e la qualità delle nostre relazioni. Il campanello suona per ciascuno di noi, genitore o fratello maggiore, docente ma anche allenatore, catechista, prete, psicologo o adulto di riferimento: siamo una fonte di luce per chi s’imbatte nelle prime cupe tempeste della vita? Per papa Leone queste figure educative sono delle stelle-guida. Giustificandosi con il suo passato di professore di matematica e fisica, papa Prevost ha insistito tre volte sul simbolo delle stelle: cari giovani – ha detto loro giovedì scorso nel primo incontro del Giubileo del mondo educativo – sentitevi protagonisti dell’educazione, diventando “a vostra volta luminosi testimoni per chi vi sta accanto“.
Ma le stelle da sole non brillano, restano un punto isolato. Ecco l’invito ad alzare lo sguardo dallo smartphone e cercare altre stelle, “unendosi in comunità vive”. Vale anche per i docenti e per tutte le strutture educative: dovrebbero cercare alleanze e progetti condivisi così da formare – altra efficace immagine astrale – delle “costellazioni educative” in cui i giovani trovano una rete di punti di appoggio.
Parlando ai docenti il Papa ha completato il progetto che negli stessi giorni ha pubblicato nella Lettera “Disegnare nuove mappe di speranza”: fa appello ad un’alleanza educativa fra genitori, docenti e dirigenti scolastici che “richiede intenzionalità, ascolto e corresponsabilità. Si costruisce con processi, strumenti, verifiche condivise. È fatica e benedizione: quando funziona, suscita fiducia; quando manca, tutto si fa più fragile”.
Riecheggiano le 28 parole chiave raccolte insieme ad altri docenti dallo scrittore Eraldo Affinati per il suo ultimo saggio: “I sedicenni – così li descrive bene – fanno resistenza: è il loro mestiere, biologico e culturale. Si oppongono. Recalcitrano. Scappano ma spesso ritornano. Compito di noi adulti, genitori, insegnanti, è quello di incanalare l’energia dei ragazzi verso luoghi mentali e fisici in grado di renderla utile, senza disperderla. Per farlo abbiamo bisogno di valori, etici innanzitutto, capaci di orientare la marcia degli scolari, dei figli, sempre sul punto di perdersi nel vuoto”.
Ne parla per esperienza, Affinati, che ha fondato con la moglie Anna Luce Lenzi le scuole d’italiano per stranieri “Penny Wirton” e che ha anche seguito alcuni allievi nel loro ritorno al paese d’origine. In Gambia si è convinto di quanto è vero il proverbio “serve un villaggio per educare un ragazzo”, tanto caro a papa Francesco. È stato lui nel 2019 a richiamarlo in quel testo di Patto Educativo Globale che “rimane come una stella polare”, dice papa Leone, integrandolo ora con il suo cannocchiale che insiste sulla vita interiore, sul “digitale umano” e sull’educazione alla pace.