È una valle divisa in due quella che si appresta a ricevere i primi richiedenti asilo provenienti dal campo di Marco di Rovereto. L’incontro di presentazione del progetto “Ospitalità migranti”, organizzata la settimana scorsa dall’amministrazione comunale, dalla Caritas diocesana, dall’Unità pastorale e dalle associazioni solidali della valle di Ledro, allo scopo di stimolare l’accoglienza, attenuare i timori, far conoscere sotto il profilo tecnico e umano il percorso di inclusione dei profughi, ha visto la comunità spaccarsi tra quelli disposti a tendere una mano ai giovani stranieri e quelli che invece nel loro arrivo nel compendio dell’ex Seminario di Tiarno di Sotto – atteso in questi giorni – vedono una minaccia per la sicurezza pubblica e il decoro.
A fatica i promotori della serata hanno infatti cercato di spiegare al pubblico presente i motivi, i costi, gli obiettivi dell’iniziativa, venendo spesso interrotti dal malcontento di una buona parte dei valligiani. “Si tratterà di sei giovani di nazionalità sub-sahariana, già sottoposti alle procedure di riconoscimento previste per legge e a controlli sanitari – hanno detto il direttore della Caritas diocesana e il responsabile della Fondazione comunità solidale – che troveranno sistemazione in due dei tre alloggi del compendio di proprietà della Chiesa trentina, dotati di riscaldamento, acqua e luce, nelle ultime settimane sottoposti a manutenzione e arredati”.
La loro presenza verrà affiancata da quella pressoché quotidiana degli operatori della Fondazione, l'organizzazione che si occupa degli aspetti più operativi dell'accoglienza. “I giovani non saranno quindi abbandonati a se stessi bensì seguiti nel percorso di inserimento: faranno corsi di lingua italiana e di educazione civica, per apprendere soprattutto la cultura del nostro Paese. A loro – hanno detto ancora – chiederemo il massimo rispetto delle nostre regole e tradizioni, mentre dalla comunità ospitante ci aspettiamo un aiuto per quanto riguarda la loro integrazione. Chiediamo anche una collaborazione sul fronte della sicurezza, comunicando a chi di dovere eventuali comportamenti sospetti o illegali”.
Questi ultimi tra i timori maggiori dei residenti. Da qui l'accorato invito ad una civile convivenza, epurata da pregiudizi e paure, e ad una presa di coscienza dei valori cristiani della solidarietà, dei quali gli stessi ledrensi si trovarono a beneficiare sia in occasione dell'esodo in Boemia che negli anni difficili del Dopoguerra, con l'emigrazione di molti giovani in Paesi stranieri in cerca di una vita migliore.