Erano circa 1.500 le persone che hanno sfilato nelle vie della città di Trento nel pomeriggio di sabato 13 dicembre per dire no alla decisione della Provincia di costruire un CPR, un Centro di permanenza per i rimpatri, a Trento.
“Oggi vogliamo farci sentire e dire chiaramente a Maurizio Fugatti che rifiutiamo l’accordo del 24 ottobre con Piantedosi: la vera sicurezza non nasce dalla sofferenza, né dall’esclusione: nasce dal pieno riconoscimento dei diritti di cittadinanza e dalla giustizia sociale“, le parole dei manifestanti. Decine le sigle che hanno aderito alla chiamata: associazioni, sindacati, partiti politici, realtà impegnate nell’accoglienza e semplici cittadini e cittadine, che hanno chiesto la chiusura di tutti i centri di detenzione amministrativa, il ripristino e potenziamento del sistema di accoglienza diffusa come alternativa strutturale alla realizzazione dei CPR in Trentino-Alto Adige/Südtirol, l’abolizione della legge Bossi-Fini e dei cosiddetti decreti “sicurezza”, lo sviluppo di percorsi di regolarizzazione, diritti e inclusione e l’allargamento del diritto fondamentale alla libera circolazione anche ai cittadini e alle cittadine non comunitarie.

Il lungo e colorato corteo, partito da piazza Dante, ha aggirato il centro storico cittadino già invaso dalle bancarelle della fiera di Santa Lucia, ha raggiunto il commissariato del Governo attraversando via Rosmini, via Travai e via Santa Croce, per poi tornare davanti al Palazzo della Provincia passando da piazza Venezia e piazza Mostra. Al termine della manifestazione, dopo una serie di interventi di attivisti e attiviste impegnati nell’accoglienza, alcuni manifestanti hanno dipinto la scritta “NO CPR” proprio davanti all’entrata della sede della PAT.