L’eredità triste e preziosa di questo sofferto 2020

L’immagine in prima pagina del numero speciale di Vita Trentina. Foto © Gianni Zotta

Non bastavano 50 numeri in questo straordinario 2020 per interpretare un’inedita “vita trentina”, segnata dalle stigmate della pandemia. Alla redazione serviva un altro numero – l’edizione speciale, da collezionare, in questi giorni in edicola – per offrire la retrospettiva di questi difficili dodici mesi e, soprattutto, un supplemento di riflessione.

Possano queste pagine in più aiutare anche voi lettori a fine anno a fermare il tempo (troppo dilatato ma anche fuggente, ne abbiamo avuto quasi una percezione modificata) e rivedere nelle foto a tutta pagina di Gianni Zotta quanto abbiamo sofferto e sperato.

Ci aiuta il contributo di venti autorevoli osservatori trentini a non archiviare in fretta l’eredità triste e preziosa di questo 2020. Triste perché segnata dal lutto, da troppi commiati senza i cari e la comunità (conteremo quasi mille morti in Trentino, oltre 70 mila in Italia), preziosa perché “tutto è Grazia” e quanto ci ha travolto a febbraio ci ha portato ad arrivare a dicembre diversi, cambiati dentro.

“È stato un anno importante, forse decisivo – scrive Franco de Battaglia, nostra apprezzata guida nei suoi “Sentieri” settimanali – perché s’è rivelato lo specchio di tutte le fragilità in cui viviamo e al tempo stesso il manifesto di tutte le potenzialità in cui speriamo”.

Gli altri 19 contributi di questo numero ci consentono di rivedere riflesse tante di queste fragilità, ma ci invitano ancora di più a scrivere gli impegni per sviluppare queste potenzialità: come singoli, come comunità trentina e come “fratelli tutti”, per dirla con l’enciclica di Francesco che è stato il dono più grande dell’anno.

Per gli uomini “amati dal Signore” ne nasce l’invito a ripartire nel nuovo anno a operare e credere nella “comune umanità”, quel valore che indirettamente il virus ha portato in evidenza e forse anche corroborato.

Per i cristiani ne viene la rinnovata consapevolezza di sapersi amati, accompagnati e anche stimolati a conversione.

Con la certezza delle parole che concludono il tradizionale canto del “Te Deum”, la sera del 31 dicembre: “In Te, Signore, ho sperato: non sarò confuso in eterno”.

Un sereno 2021 a voi e ai vostri cari!

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