Da Mani Tese a Freinademetz, i 55 anni del Gruppo Missionario fassano

Il gruppo fassano sulla tomba di san Giovanni Freinademetz in Cina, nell’aprile del 2008.

1965 – 2020: 55 anni di solidarietà, amicizia e crescita sociale. La sera del 14 novembre 1965, canonica di San Giovanni, nasceva il Gruppo Missionario “Mani Tese di Fassa”. La proposta, condivisa dall’allora decano don Fortunato Rossi, fu presentata da p. Amelio Crotti del PIME di Milano, fondatore di Mani Tese nazionale. Novità laicale autonoma nel panorama delle iniziative missionarie. Ad ascoltare un gruppetto di ragazzi e ragazze di Vigo, Pozza e Pera.

La risposta fu entusiastica tanto che la prima microrealizzazione, il finanziamento dell’equipaggiamento per la pesca a una famiglia di Hong Kong ,andò a buon fine in pochi mesi. Si trattava di una somma di 455.000 lire. Oltre 6.000 euro di oggi. Il Gruppo, per autofinanziarsi, si fa pioniere della raccolta differenziata dei rifiuti. Con mezzi di fortuna raccoglie carta, ferro e vetro. Fra lotterie, salvadanai pubblici, offerte, propone anche l’autotassazione. Il seguito è stato coronato da una ricca serie di iniziative di solidarietà, di formazione, di sensibilizzazione e anche di svago. Tanto che il Gruppo si allarga a tutta la valle.

Dopo pochi anni il Gruppo si sgancia da Mani Tese per condividere e collaborare con le iniziative del Centro Missionario Diocesano. Anche per avere mano libera nelle scelte di intervento. Se l’intenzione era di privilegiare l’appoggio ai missionari locali non sono di certo mancati impegni per allargare gli orizzonti alle povertà lontane, ai missionari e laici di qualsiasi provenienza operanti nel mondo. L’elenco dei missionari e laici beneficiati delle nostre “gocce” di solidarietà, degli incontri avuti grazie al loro rientro e delle corrispondenze sarebbe lunghissimo. Buona parte di essi sono riportati nelle memorie prodotte in occasione del 40esimo, del 45esimo e del 50esimo anniversario.

Con la denominazione “Mani Tese” l’attività prosegue fino al 1967. Poi il Gruppo sceglie di mettersi sotto la protezione di p. Josef Freinademetz (1852-1908). Sono gli anni Settanta quando si diffonde anche in Fassa la notorietà e la devozione al missionario ladino di Ojes morto di stenti in Cina.

P. Freinademetz, dopo la beatificazione di papa Paolo VI nel 1975, viene santificato da papa Giovanni Paolo II in occasione della Giornata missionaria 2003. Anche l’iniziativa di richiamarsi al santo ladino è motivo di orgoglio ed ulteriori stimoli. Più tardi nasce la collaborazione e fusione con il Gruppo Mato Grosso di Pozza . Ciò ha consentito di espandere amicizia e solidarietà. Altro passo significativo nel 2011 con l’iscrizione del Gruppo all’albo delle Onlus della Provincia Autonoma di Trento. Che, fra l’altro, consente ai contribuenti di devolvere al Freinademetz, in sede di dichiarazione dei redditi, il cinque per mille dell’onere fiscale.

La realtà missionaria è decisamente maturata ed aperta a nuove esperienze ed impegni. Includendo le povertà e le necessità locali. Il Freinademetz è in buona salute, nonostante i tempi siano mutati e con essi anche le modalità di essere strumenti di carità. I problemi non mancano. È carente l’informazione e la spiritualità che valorizzi la dimensione cristiana dell’impegno. Ci si rende conto delle difficoltà. Da una parte perché vittime come tutti della frenesia, di meccanismi economici e sociali che comprimono sempre più i momenti da dedicare al tempo libero, ai valori. Dall’altra perché, cadute le vocazioni sacerdotali e missionarie, mancano testimoni sul campo e animatori della pastorale missionaria. Altro problema: il ricambio generazionale. Ai tempi di Mani Tese, stimolati dal soffio dello spirito del Vaticano II, furono ragazzi e ragazze ventenni ad abbracciare e dar vita alla inedita forma di solidarietà missionaria. Oggi sono perlopiù i senior ad alimentarla. È grazie ad essi se l’impegno nato 55 anni fa sopravvive e si consolida nonostante tutto.

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