Un importante riconoscimento è stato assegnato alla necropoli di via Santa Croce a Trento da parte del prestigioso “Il Giornale dell’arte”, che ha inserito il sito risalente alla prima età del Ferro al secondo posto nella graduatoria, pubblicata annualmente, delle sette scoperte archeologiche più importanti avvenute in Italia nel 2025.
Il contesto funerario trentino figura dunque tra i sette ritrovamenti di straordinaria rilevanza subito dopo la Casa del Tiaso e prima del rilievo funebre della necropoli di Porta Sarno a Pompei, della tomba etrusca di Caiolo nell’area archeologica di San Giuliano (Viterbo), della vasca sacra del Parco archeologico della città latina di Gabii (Roma), della testa di kore di Vulci e del villaggio palafitticolo protostorico e il luogo di culto di età ellenistica delle grotte di Pertosa-Auletta (Salerno).
L’eccezionale ritrovamento della necropoli preromana di Trento è avvenuto a seguito dell’attività di tutela preventiva condotta dall’Ufficio beni archeologici del Servizio tecnico Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento in occasione dei lavori di restauro e riqualificazione di un edifico storico. Questa straordinaria scoperta consentirà di riscrivere la storia più antica della città di Trento e di tutto il territorio provinciale ma costituisce già da ora un fondamentale punto di riferimento per la comprensione di complessi fenomeni sociali della prima età del Ferro su una scala molto più ampia. L’importante contesto funerario è rimasto perfettamente conservato attraverso i millenni grazie agli episodi alluvionali che hanno sigillato il deposito archeologico. La necropoli, che si è sviluppata sulla porzione mediana del conoide alluvionale del torrente Fersina, è venuta in luce a una profondità di circa 8 metri rispetto all’attuale quota di via Santa Croce, al di sotto di livelli di frequentazione storica, medievale e di epoca romana. Le ricerche archeologiche, tuttora in corso di svolgimento, hanno consentito di mettere in luce 270 tombe, complete di prestigiosi corredi, caratterizzate dal rito della cremazione indiretta, che rappresentano soltanto una parte di quelle potenzialmente conservate nel sottosuolo ancora da indagare. La scoperta della necropoli monumentale di via Santa Croce apre nuovi scenari e suggestive ipotesi interpretative per la ricerca archeologica, considerata la sua collocazione nel centro storico di Trento e la rarità di questa tipologia di contesti nel territorio dell’arco alpino. Solleva inoltre articolate e complesse problematiche circa le modalità di autorappresentazione in ambito funerario del gruppo sociale di appartenenza di cui, al momento, resta ignoto il contesto insediativo. Le indagini archeologiche sono dirette dalla dott.ssa Elisabetta Mottes dell’Ufficio beni archeologici della Provincia autonoma di Trento e coordinate sul campo dal dott. Michele Bassetti e dalla dott.ssa Ester Zanichelli di Cora Società Archeologica di Trento e dalla loro equipe di ricerca. Il coordinamento delle operazioni concernenti il restauro dei reperti mobili si deve a Susanna Fruet dell’Ufficio beni archeologici e alla dott.ssa Chiara Maggioni di Cora Società Archeologica per l’attività di microscavo e recupero dei vasi ossuari.