Bambini da aggiustare dai guasti della guerra

I bambini sono da sempre le più ingiuste vittime di ogni guerra. Sia i piccoli che muoiono, sia quelli che sopravvivono. Le ferite fisiche e psicologiche, li segnano per lungo tempo, spesso per la vita. “Il bambino sull’albero” (Orecchio Acerbo; età 9+) è uno di questi.

Un bambino vittima del terribile periodo di guerra che è stato il Secondo conflitto mondiale e tutti gli orrori che lo hanno accompagnato. Julius Hamburger, questo il suo nome, era un bambino ebreo di 10 anni e quella che Titti Marrone racconta è la sua storia vera.

Liberato dal campo di concentramento di Auschwitz nel 1945, Julius viene accolto in una grande villa di campagna a Lingfield, vicino Londra, messa a disposizione da Sir Benjamin Drage, per accogliere bambini e ragazzi reduci dai campi di sterminio. Dirige la struttura la psicoanalista Alice Goldberg e con lei ci lavorano Anna Freud e alcune altre assistenti. Ciò che Julius ha vissuto è stato troppo per lui, come per gli altri bambini. Il suo dolore e la sua diffidenza nei confronti degli adulti sconosciuti sono immensi, altrettanto immensi la sua attenzione e il suo senso di protezione nei confronti di quattro bambine, Tatiana, Andra, Esther e Shana, sopravvissute al lager e con lui portate alla villa. L’amore, la pazienza, la competenza e la dedizione di Alice riescono lentamente a fare breccia nel cuore e nella mente di Julius, a farlo scendere dall’albero dove vive perché non si fida di nessuno e gli restituiscono pian piano l’infanzia.

Una storia forte e commovente, raccontata con intensità e delicatezza. Nel libro si notano l’eleganza di testo e illustrazioni che caratterizzano le proposte delle edizioni Orecchio Acerbo. Per la storia che racconta e per come la racconta, questo albo illustrato è un consiglio di lettura per i ragazzini e per gli adulti, ai quali si può suggerire anche “Se solo il mio cuore fosse pietra” edito da Feltrinelli, nel quale la stessa Titti Marrone racconta della villa di Lingfield e degli altri venticinque bambini che, come Julius, ha accolto e riportato alla vita.

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