Ricorre sabato 24 gennaio il primo anniversario della morte di Sara Piffer, la giovane ciclista trentina di Palù di Giovo che un anno fa fu investita e uccisa da un automobilista sulle strade della Piana Rotaliana durante un’uscita d’allenamento.
Una tragedia che fece seguito a quella che, solamente pochi mesi prima, aveva strappato alla vita un altro giovane corridore trentino, Matteo Lorenzi, vittima a propria volta della violenza stradale.
Il triste anniversario rappresenta l’occasione per fare un bilancio su ciò che è stato fatto e sui risultati raggiunti in tema di sicurezza. A tracciarlo è il presidente del Comitato di Trento della Federciclismo Renato Beber, che fin dall’inizio del proprio mandato ha posto la sicurezza come uno dei punti centrali del programma promosso e condiviso con l’intero consiglio direttivo, attivatosi in tal senso fin dal proprio insediamento.
A dodici mesi di distanza la domanda resta la stessa: cosa è cambiato davvero sul fronte della sicurezza stradale?
“È un’emergenza che il Paese non riesce a ridimensionare né a contenere. In Trentino, dopo l’iniziativa «Sulla Buona Strada» promossa a marzo scorso dal Comitato di Trento della Federciclismo insieme a Fiab e ad altre realtà locali, sono state avanzate diverse proposte. Ma le risposte, a oggi, restano parziali. Qualcosa si è mosso: l’avvio del progetto Bike Lane, ancora insufficiente per numeri, il progetto del circuito protetto a Trento Sud e alcuni interventi di monitoraggio delle infrastrutture anche in vista dei SuperMondiali 2031 – ha sottolineato il presidente della Federciclismo Renato Beber -. Troppo poco, però, rispetto alle necessità del territorio. Fondamentale, l’introduzione diffusa delle Zone 30, uno degli strumenti più efficaci per ridurre la velocità e, di conseguenza, la gravità degli incidenti. Sul piano nazionale, la Federazione Ciclistica Italiana ha presentato una proposta di legge a tutela dei ciclisti che, insieme a quella dell’onorevole Pella, può tenere aperto il dibattito e soprattutto tradursi in misure concrete di prevenzione e repressione”.