Era il Mercoledì delle Ceneri, il 10 febbraio 2016, quando a Roma come al Centro “Clesio” di Trento veniva annunciato il nome del 122° successore di San Vigilio alla guida dell’Arcidiocesi di Trento. Non è oggi il momento delle analisi retrospettive o degli encomi, che mons. Lauro Tisi rifugge con decisione, ma affidiamo un ricordo – poco noto, probabilment,e ma ricco di significato – a questa foto di Gianni Zotta. Dopo le prime parole ai cronisti trentini (“Mai avrei immaginato di diventare Vescovo, guardo avanti con speranza perché la Chiesa non è sulle spalle di don Lauro ma del Risorto”) e l’incoraggiamento dell’arcivescovo Luigi Bressan (“Accompagniamolo con la preghiera”), alle due del pomeriggio ci fu un gesto d’intesa profonda estemporaneo, ma molto eloquente: l’ex vicario generale e l’Arcivescovo emerito si recarono “quasi di nascosto” in Cattedrale e si raccolsero per una silenziosa preghiera, in ginocchio, davanti all’altare di San Vigilio. Loro due soli, “sulla roccia dell’antica fede trentina per ridirsi e forse anche per ricordarci – scrisse Vita Trentina – che quanto veramente conta è il mistero del Dio fatto uomo, a rinnovare il mondo”.
Agli attestati di felicitazioni a don Lauro, che la Chiesa trentina esprimerà in aprile nell’anniversario del suo ingresso, aggiungiamo gli auguri di salute e serenità all’arcivescovo Luigi, che proprio ieri ha compiuto 86 anni, dieci in più del giorno in cui “consegnava” la sua cattedra al collaboratore cinquantaquattrenne, uomo di fiducia sicuramente riposta.