Nell’Europa in movimento un’Italia troppo litigiosa

Il summit del Consiglio Europeo che si tiene in Belgio questo giovedì 12 febbraio sarà anche “informale”, ma è notevolmente importante perché chiama i vertici UE a confrontarsi con un quadro internazionale piuttosto in movimento e di conseguenza con la necessità di elaborare una politica all’altezza di questa fase sempre più complicata.

L’Italia ci arriva in una condizione che unisce alcune buone posizioni con un contesto non privo di rischi e tensioni.

Ma partiamo da una illustrazione sommaria degli indizi di cambiamento dell’orizzonte internazionale. Qui il tema centrale è una volta di più quello che potremmo chiamare l’enigma Trump. Il tycoon non è in un buon momento nel suo Paese e ciò lo porta ad accentuare gli aspetti che benevolmente potremmo definire infantili del suo modo di procedere, come si vede dagli attacchi scomposti che muove a destra e a manca.

Di questa situazione ci si è accorti a livello internazionale come rivelano sia la non volontà di cambiare ruolo da parte dell’Iran, che evidentemente crede che gli USA abbaino, ma non possano mordere, sia la dichiarazione di Hamas di mettersi di traverso nel processo di pace a Gaza rifiutando di disarmare e di accettare un governo esterno sulla Striscia, sia la pervicace intenzione del governo Netanyahu di annettersi la Cisgiordania. Infine registriamo la non meno pervicace volontà di Mosca di non prendere in alcuna seria considerazione un negoziato sull’Ucraina.

Di questa situazione Putin ha preso coscienza e prova a sfruttarla fra il resto mettendo in difficoltà la da lui odiata Europa. Intanto, visto che si profila un asse fra Berlino e Roma che punta ad includere Londra in materia di politica di difesa, riscopre un dialogo con Macron, leader assai in crisi, fra il resto con la prospettiva di terminare definitivamente il suo mandato l’anno prossimo, giusto per mettere una zeppa nelle intese europee. Anche a livello britannico la situazione sembra dare spazio a qualche manovra sfruttando la miniera di scandali dei file sul caso Epstein che mettono in difficoltà la leadership di Starmer che aveva dato ruoli a Mandelson, collaboratore importante di Blair, ma coinvolto negli stravizi sessuali del finanziere americano.

Anche la situazione italiana sembra offrire qualche spazio alle manovre di Mosca. Come non pensare che dopo gli attacchi a Mattarella e a Tajani, non sia venuta ai russi la tentazione di inquinare il quadro con qualche sostegno all’avventura del generale Vannacci (la cui simpatia per Putin è nota), forse magari anche di riesumare qualche canale con il movimentismo eversivo che si aveva ai tempi degli anni di piombo (questa è ovviamente una illazione, perché prove in materie del genere non ce ne sono). Ma è evidente che un’Italia meno stabile rientra negli interessi di chi vuole evitare che si formi una nuova Europa avviata sulla strada di diventare un soggetto internazionale con un peso autonomo nel quadro della nuova geopolitica. I vertici degli Stati e quelli della UE si incontrano certo per discutere dei due documenti stesi da Draghi e da Letta per dare un programma di sviluppo ad un’Europa che non finisca travolta nel tritacarne dei nuovi imperialismi. I due rapporti erano stati elaborati ben prima della fase attuale, ma avevano visto abbastanza lungo ed oggi i due estensori, all’epoca non proprio apprezzati davvero, vengono chiamati al tavolo del Consiglio Europeo. La situazione da un lato spinge a prendere molto sul serio le raccomandazioni di quei documenti, nonostante il costo tutt’altro che tranquillo prospettato da Draghi (investimenti per 7-800 miliardi), dall’altro impone di decidere come far accettare a tutti la necessaria leadership unitaria per gestire tanto un impegno così gravoso, quanto una unità di direzione nell’affrontare la trasformazione del sistema di governance della UE.

L’Italia in questo quadro è tornata ad essere un soggetto da considerare: i principali governi europei guardano all’interesse di tenuta del sistema e sorvolano, giusto o sbagliato che sia, sulle affinità ideologiche considerate più fumo che arrosto. Ma il nostro Paese continua ad essere travolto da una radicalizzazione dello scontro politico che menoma e non poco le nostre opportunità: tanto la maggioranza quanto le opposizioni sono più concentrate a costruire battaglie pseudo ideologiche che non a confrontarsi su come trarre vantaggio per l’Italia da una congiuntura in cui un grande impegno nella costruzione di una Europa all’altezza delle sfide geopolitiche attuali darebbe a tutti la possibilità di avere buone prospettive per il complicato futuro che attende questo nostro mondo.

vitaTrentina

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