Parità di genere e Recovery Fund, il Giusto Mezzo è anche a Trento

Il simbolo che le rappresenta è un fiocchetto fucsia, che in tante città italiane – tra le quali anche Trento – è stato legato ad alberi, ringhiere, panchine e semafori. Il Giusto Mezzo è un gruppo di donne attive a vario titolo nella società civile che s’ispira a Half of it, un’iniziativa promossa dalla parlamentare europea Alexandra Geese. Qual è la ragione per cui nasce Half of it, che è poi il motivo per cui, in piena pandemia, le donne del Giusto Mezzo si sono “incontrate”? Chiedere ai governanti di avere un occhio di riguardo per l’articolo 23 della Carta europea dei diritti fondamentali, che recita che “la parità tra donne e uomini deve essere garantita in tutti i settori, compreso l’impiego, il lavoro e la retribuzione”.

Le attiviste del Giusto Mezzo hanno deciso quindi d’indirizzare una lettera, che ha già raccolto più di 56 mila firme, al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Governo italiano. “La pandemia da Covid-19 – spiegano nell’incipit del messaggio – sta finalmente affermando un cambio di paradigma politico e sociale: problemi affrontati parzialmente o non affrontati affatto come la denatalità, la disoccupazione femminile, la povertà educativa, il disinteresse per l’infanzia, la mancata conciliazione famiglia lavoro, l’insufficienza del welfare sociale sui servizi alla persona da zero anni alla terza età hanno rivelato la loro urgenza e importanza occupando con forza il campo delle politiche per uno sviluppo globale e sostenibile, come è giusto che sia”.

Il Giusto Mezzo chiede che il Governo italiano investa la metà dei fondi del Next Generation EU per implementare politiche di genere più efficaci. Sono tre in particolare i punti chiave indicati dalle attiviste: l’allargamento dell’offerta sulla cura della prima infanzia e sulla cura familiare in generale, il rilancio dell’occupazione femminile e il cosiddetto gender pay gap, cioè la disparità salariale tra uomini e donne.

Le rappresentanti del Giusto Mezzo domandano degli interventi strutturali, non “semplici” bonus. “Non può esserci ripartenza – scrivono sulla loro pagina Facebook nel post che ha lanciato l’ultimo flashmob, tra il 19 e il 21 febbraio – senza i giusti investimenti sulla metà della popolazione che finora ha pagato il prezzo più alto. L’Istat ci ha confermato che nel 2020 tra i contratti interrotti e i contratti non rinnovati si sono persi 444 mila posti di lavoro, 312 mila sono donne rimaste senza lavoro”.

Ad oggi, il Trentino Alto Adige conta sette attiviste del Giusto Mezzo. “Ho aderito all’iniziativa dopo aver visto alcuni post su Instagram – ci racconta Francesca Prieri di Bressanone, referente del gruppo per il Trentino Alto Adige -. Alla fine dell’anno scorso ho scritto al movimento chiedendo di poter partecipare in modo concreto, e sono stata subito inserita tra le attiviste”. Il motivo della scelta? “Fortunatamente la parità di genere ha sempre avuto un ruolo centrale nella mia educazione – conclude Prieri – pertanto sono valori che mi appartengono da sempre. Nella mia vita, universitaria prima e lavorativa poi, ho potuto sperimentare sulla mia pelle la discriminazione di genere. Ho anche due figli piccoli: una figlia che vorrei che crescesse senza incontrare mille forme più o meno subdole di discriminazione e un figlio che spero di riuscire a educare alla parità di genere senza che si senta una mosca bianca”.

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