Sola sull’isola, una vera storia di sopravvivenza

Karana ha 12 anni e vive insieme alla sua famiglia su un’isola selvaggia, sperduta nell’Oceano Pacifico. Suo padre è il capo del villaggio. Karana ha una sorella maggiore, Ulape, e un fratellino di sei anni, Ramo, di cui si prende cura con amore. Quella che ci narra Scott O’Dell nel romanzo L’isola dei Delfini Blu (Il Barbagianni; età 11+) è la sua storia. Una storia non del tutto inventata, però, perché per raccontarcela, l’autore si è ispirato alla vera storia di Juana Maria, la cosiddetta Lone Woman of San Nicolas, ultima superstite della tribù dei Nicoleño, che dal 1835 al 1853 visse da sola su un’isola delle Channel Islands, al largo della California. Cos’è che ha turbato la vita tranquilla su quest’isola e ha sterminato veramente il popolo che l’abitava? Sono stati altri nativi, gli Aleuti, al servizio di una compagnia russa di pellicce. Solo una giovane donna sopravvisse nascondendosi durante il massacro, e visse da sola, con un cane, come una sorta di Robinson Crusoe.

Scott O’Dell, specializzato in storie per lettori adolescenti basate su eventi storici, ha scoperto e scritto questa vicenda nel 1960. Questo libro, infatti, non è nuovo, ma un classico moderno, uscito in Italia la prima volta nel 1963 da Giunti e riproposto adesso da Il Barbagianni. Raccontata in prima persona, la storia di Juana Maria, che nel libro ha preso il nome di Karana, è avvincente e interessante, se pur segnata da un fondo di tristezza che accompagna la sua solitudine. Un libro che, rinnovato nella traduzione di Susanna Mattiangeli, segue un ritmo a doppio passo: veloce nei momenti di pura avventura, più lento nel tempo dell’introspezione e della riflessione che Karana fa sul suo vivere da sola nella natura. Una lettura che assomiglia per certi aspetti ai romanzi di Gary Paulsen, anche quelli con personaggi forti che vivono avventure di sopravvivenza nell’ambiente naturale. Un libro che grazie a pagine ariose e testo ad alta leggibilità può essere letto anche da chi, di solito, non sceglie storie un po’ lunghe o, all’opposto, da chi inizia a cercare proprio storie un po’ lunghe.

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