La poesia delle immagini di Maria Luce Possentini per una storia dura di fame, lavoro, sfruttamento e resistenza, ma anche di riscatto e di fierezza. Anche le parole del libro illustrato La canzone del domani (Orecchio Acerbo; età 8+, per tutti) sono di Maria Luce Possentini e la storia è quella vera di sua nonna Oriele Musi e della sua amica Mercede, mondine al lavoro nelle risaie durante la guerra.
Nella primavera del ‘44, molte donne della zona del reggiano vennero “arruolate” come mondine. Alcune di loro partirono di propria volontà per cercare di guadagnare qualche soldo per comprare da mangiare, altre vennero rastrellate, casa per casa, dai fascisti della Repubblica di Salò che le mandarono nelle risaie per contribuire a garantire tonnellate di riso agli occupanti tedeschi. Oriele partì per necessità: aveva vent’anni, il marito prigioniero in Germania e un bambino piccolo.
Nella risaia Oriele, Mercede partita con lei, e tutte le altre mondine lavoravano più di otto ore al giorno, ricevevano poco da mangiare e dormivano in grandi stanzoni poco areati. Fame e malattie, oltre al fastidio di zanzare e sanguisughe e al controllo severo del caporale con il bastone, erano all’ordine del giorno. Una mattina nella risaia Oriele iniziò a cantare e con lei, pian piano timidamente, ma sempre più forte, tutte le altre. Un canto che rivendicava dignità, libertà, giustizia. Con lei milleduecento mondine presero consapevolezza della loro situazione e, sulla scia delle rivolte operaie nelle fabbriche, iniziarono a chiedere, insieme al rispetto e migliori condizioni di lavoro, riso da mangiare, copertoni per le biciclette per muoversi e abiti adatti per lavorare.
La bellissima immagine finale di questo libro è quella di un “quarto stato” al femminile, con le ragazze sorridenti unite nella marcia verso un futuro migliore. I lavori di Maria Luce Possentini sono sempre affascinanti. La sua abilità artistica nell’illustrazione è nota e non delude mai: immagini che, come fotografie, contengono tutta l’anima di ciò che rappresentano. Veri e propri quadri d’autore per una storia di lotta al femminile, senza armi da fuoco, con la sola forza del canto che sgorga da cuori pieni di disperazione, ma anche di consapevolezza e di coraggio.