Diciamo no al Cpr a Trento, sì invece a percorsi di inclusione

Ha da poco chiuso i battenti la mostra “Mi vedi?” allestita presso il palazzo della Regione con la generosa collaborazione degli uffici preposti. Si tratta di una serie di fotografie scattate da minori migranti non accompagnati (Msna) dopo un laboratorio di costruzione della propria maschera in argilla. Questi ragazzi, bambini cresciuti in fretta, con il sogno o il mandato familiare di un futuro migliore, provano a confrontarsi con la propria identità e a rendersi visibili agli occhi di una società che spesso non li guarda o li vede attraverso lo specchio deformante di un’informazione e di una politica che li confina nello spazio angusto dell’ordine pubblico, dello scontro culturale, della sottrazione di risorse.

È un’iniziativa che ha visto il lavoro fianco a fianco, in un percorso ricco di emozioni e scoperte, della rete che si occupa della loro accoglienza, in particolare delle tutrici e dei tutori che li affiancano nel loro percorso di crescita. Tra l’altro siamo certe/i che potrà ancora essere di stimolo per riflessioni ed emozioni nei luoghi in cui la mostra verrà riallestita nel suo percorso attraverso le valli del Trentino tra scuole e biblioteche.

Ma oggi, partendo da questa vicinanza fisica ed emotiva a giovani migranti, vogliamo parlare della nostra preoccupazione e del nostro sdegno di fronte alla prospettiva della creazione di un Centro per il Rimpatrio nella nostra città. Il Cpr, una specie di campo di concentramento/detenzione in cui rinchiudere persone che spesso non hanno commesso alcun reato.

Abbiamo paura, tanta paura, anche per i nostri ragazzi, impegnati nella costruzione di un futuro di lavoro e partecipazione alla vita economica e sociale della nostra provincia. Abbiamo paura che possano finire nei Cpr per il solo fatto di non essere in regola con i documenti.

Già ora, al compimento dei 18 anni quando dovrebbero abbandonare le comunità che li hanno accolti, spesso i ragazzi sono ancora in attesa dei documenti necessari ad ottenere il permesso di soggiorno per lavoro. Alla difficoltà poi di trovare un alloggio, in cui poter stabilire la residenza, si somma la difficoltà a stipulare un contratto di lavoro regolare senza la necessaria documentazione.

Ma tutto sarebbe ancora più difficile se venisse approvato il DDL immigrazione, varato l’11 febbraio dal Consiglio dei ministri, che modifica il cosiddetto “prosieguo amministrativo” (che ad oggi consente a chi sta formandosi a scuola o sul lavoro di essere accompagnato dall’assistenza pubblica fino al 21° anno d’età) restringendolo entro il 19° anno.

Tale ddl, infatti, colpirebbe proprio quei ragazzi che sono avviati in un percorso di inclusione e per di più adotta un approccio che sembra voler sottrarre al controllo giudiziario un numero sempre maggiore di responsabilità che vengono invece assegnate all’autorità amministrativa cui non spetta il compito di tutelare i minori.

È in queste condizioni che già oggi accade e potrà vieppiù accadere di incappare in un controllo, essere trovati senza permesso di soggiorno valido, venir considerati clandestini e finire in detenzione amministrativa nel Cpr dove sarà difficile o impossibile contattare un avvocato, telefonare a chi potrebbe cercare di difendere i tuoi diritti e anche solo sapere per quanto tempo dovrai rimanere rinchiuso in quello che a tutti gli effetti è un carcere. Anzi, un carcere dei peggiori perché non ci possono essere visite né attività di alcun genere.

Queste drammatiche condizioni, che possono minare la salute mentale e fisica di chiunque, sono inaccettabili per tutti/e, ma ancor più lo sono per giovani che tanto hanno patito per realizzare un sogno d’inserimento attivo in una società che sembrava averli accolti. Questa prospettiva ci inquieta, ci indigna, ci spinge a chiederci quale senso abbia parlare di diritti dei minori, di diritti umani, di democrazia in uno stato che legittima la carcerazione di chi non ha commesso reati.

Come tutrici e tutori dei minori non accompagnati ci impegneremo a lottare non solo contro la realizzazione del Cpr a Trento e per la chiusura di quelli che già ci sono in Italia e in Albania, ma anche contro il razzismo strisciante che certe scelte politiche stanno ormai portando alla luce del sole.

Speriamo che la mostra “Mi vedi?” allestita proprio all’interno del palazzo che ospita le nostre istituzioni, sia stata e sia occasione di riflessione per tutti/e compreso chi porta il peso delle responsabilità politiche che, con il taglio di altri 300 posti nell’accoglienza, sta trasformando il Trentino, la cui storia è caratterizzata dalla migrazione, in una terra inospitale e disumana.

vitaTrentina

Got Something To Say?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.

vitaTrentina