Su Rai3 la prima serata onora le piante: la botanica raccontata da Lillo e Mancuso

È verde il pianeta Terra visto da lassù, da quella specie di banchina nello spazio dove un’immaginaria astronave a noleggio ha depositato il professor Stefano Mancuso e Lillo Petrolo. Sono loro a condurre “La pelle del mondo”, il programma che per sei puntate, in onda il venerdì sera su Rai3 ma sempre a disposizione on demand su RaiPlay, porta in prima serata un tema inedito come la botanica.

Lo fa con un taglio originale, capace di unire l’approfondimento all’ironia e le spiegazioni scientifiche alle divagazioni del varietà televisivo. Un equilibrio garantito dai profili dei conduttori: serio e autorevole Mancuso, più leggero ma meno competente sul tema Lillo. Due profili completamente diversi ma complementari nello schema del format, che alterna divertenti dialoghi tra i due a momenti più divulgativi, riflessioni semiserie e chiacchierate tra il professore e i numerosi ospiti che lo vanno a trovare.

Comincia Jovanotti, che raggiunge Mancuso tra le piante della Manifattura Tabacchi di Firenze, dove ha fondato il Progetto Nature, per ricordare la sua “conversione” verde a contatto con l’immensità della foresta amazzonica. Cecilia Sala riflette sull’impatto delle guerre sull’ambiente naturale e racconta la storia del giardino botanico di Betlemme, allestito in Cisgiordania dallo studioso palestinese Mazin Qumsiyeh. Vinicio Capossela suona l’intensa “Ai cancelli dell’Eden”, tratta da una poesia di Dylan Thomas, mentre Serena Dandini svela il suo forte rapporto con le piante, con cui si trova spesso e volentieri anche a parlare. “Fa bene soprattutto a chi lo fa”, la tranquillizza sorridendo Mancuso. A fare da contraltare alla serie di piacevoli chiacchierate tante curiosità sul mondo botanico e alcuni intermezzi comici, con l’atteso ritorno del Rieducational Channel di Corrado Guzzanti e il podcast, surreale più che sostenibile, di Maccio Capatonda che rendono “La pelle del mondo” un programma anche molto social.

Sfidano il mondo della comunicazione iperveloce invece i suoi approfondimenti, che mettono alla prova con successo la sempre più breve soglia dell’attenzione del telespettatore: il professor Mancuso è abile nel trasmettere quella che più che una professione è una vera e propria passione. Che dovremmo avere tutti, se riflettiamo sul fatto che, come ci spiega, “l’87% della vita sulla Terra è rappresentata dalle piante, mentre gli animali sono lo 0,3%, e gli esseri umani una percentuale ancora più insignificante, lo 0,01. Ma la nostra visione antropocentrica ci impedisce di capire cosa è davvero importante”.

“Senza le piante non potremmo respirare, le piante producono ossigeno, ma anche il cibo, tutto ciò che mangiamo proviene o dipende dalle piante. Per l’uomo sono un po’ come dei genitori amorevoli, e il famoso comandamento che dice ‘onora il padre e la madre’ dovrebbe essere esteso a questi esseri verdi, che ci permettono di vivere”, spiega ancora Mancuso a un curioso Lillo: un’osservazione apparentemente banale ma che spesso l’umanità fa finta di non ricordare, per convenienza. Dimenticando però che le piante rappresentano il futuro dell’umanità, e che, come conclude Chiara Francini nel suo monologo nel finale di trasmissione, “la natura sa resistere a qualsiasi cosa: alla sete, al vento ai millenni, a tutto, tranne che a noi”.

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